Riciclare l’acqua piovana: idee e soluzioni

di Giulia Magnarini del 27 novembre 2015

In questa guida affronteremo la tematica del riciclo dell’acqua piovana: le problematiche relative al recupero, ai processi di filtrazione e purificazione, costi e risparmi.

Così come si installano pannelli solari in zone in cui il sole le fa da padrone e così come in zone ventose si predilige la costruzione di impianti eolici, perché non sfruttare l’acqua piovana nelle aree estremamente piovose?

L’idea è quella di sfruttare l’acqua piovana per coprire una grossa percentuale, quasi la metà, del fabbisogno idrico domestico. I vantaggi economici sarebbe notevoli, con una riduzione dei costi di smaltimento e di depurazione delle acque.

Riciclare l’acqua piovana rende possibile diversi impieghi, tra i quali l’irrigazione del giardino e l’igiene domestica, ossia la pulizia dei sanitari, lavatrice e lavastoviglie, le quali godrebbero dell’utilizzo di un’acqua meno calcarea e, dunque, di un ciclo di vita più lungo.

Gli impianti di recupero di acqua piovana

Vediamo per prima cosa com’è fatto un impianto di raccolta d’acqua piovana. Sfruttando la pendenza del tetto della casa, l’acqua piovana verrebbe fatta confluire in un apposito serbatoio di raccolta attraverso la grondaia; già qui l’acqua subirebbe un primo processo di filtrazione, prima di venire convogliata in un secondo serbatoio e qui sottoposto al secondo processo di purificazione, mediante decantazione per eliminare batteri e sostanze nocive.

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A questo punto l’acqua sarebbe pronta per venire inserita nel sistema esistente di tubature. In base al tipo di utilizzo che si prevede per l’acqua piovana (solo irrigazione o anche per l’igiene domestica) gli impianti possono differire nella loro struttura e nei sistemi di filtraggio (per esempio, al solo scopo irriguo, il secondo passaggio di filtrazione sarebbe superfluo).

riciclo di acqua piovana

Schema di un impianto per il riciclo di acqua piovana: si tratta del sistema Meteobox® di Carra Depurazioni

Ovviamente, un impianto simile deve essere bene studiato e progettato, sia da un punto di vista strutturale che di impatto visivo: innanzitutto, si deve valutare la quantità di acqua che precipita in media nell’area scelta, in modo che l’investimento sia conveniente e, poi, valutare la quantità d’acqua consumata in casa per poter adottare serbatoi di capacità opportuna, per evitare inutili sprechi, anche economici.

Sarà molto importante affrontare l’impatto visivo, visto la difficoltà in Italia di far metabolizzare alle persone un certo tipo di strutture e impianti nonostante il loro importante risvolta ambientale ed economico: le soluzioni possono essere varie, dalla localizzazione delle cisterne in giardino o in appositi prefabbricati che si intonino con lo stile architettonico dell’abitazione allo sfruttamento di piani interrati.

Per quanto riguarda il costo, un impianto completo (cisterna+tubo+filtro) può costare intorno agli 800 euro, costo  che verrebbe presto ammortizzato dal risparmio sui costi di smaltimento e di depurazione delle acque che riguardano l’acquedotto.

Per un impianto di recupero dell’acqua piovana destinato a uso irriguo, infine, non è da scartare l’opzione del fai da te, dato che tutti i componenti necessari si trovano facilmente in commercio (vedasi a questo proposito anche il sito recuperoacquameteo.com) e le istruzioni per la costruzione di un impianto si trovano in rete (per esempio, vedasi qui).

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Emanuela settembre 16, 2013 alle 2:59 pm

Davvero un’idea intelligente che potrebbe sensibilmente far ridurre i consumi d’acqua !!!

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