Riciclare per la vittoria: i poster di propaganda americani della II guerra mondiale

di Erika Facciolla del 7 dicembre 2012

Oggi crediamo che la concezione di un ‘futuro sostenibile’ sia quantomai lontana dal sentimento collettivo delle epoche passate, sopraffatte da guerre e carestie con più immediati bisogni elementari.

E siamo tentati di credere che il concetto di ‘riciclo’ (come di altre pratiche similari) così come lo conosciamo, sia figlio di questi ultimi anni, frutto cioè di una modernità che ha imposto alla nostra società il dovere di salvaguardare il futuro dell’ambiente per il bene comune e delle generazioni future.

In realtà, se leggiamo i manuali di storia, già 80 anni fa c’era chi, seppur stimolato da motivazioni differenti, aveva pensato che il recupero e il riutilizzo del materiale – nella più ampia ed eterogenea accezione del termine – potesse essere fondamentale per fronteggiare l’emergenza bellica.

Succedeva in America durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando il Governo statunitense incoraggiava la popolazione – a suon di campagne pubblicitarie e propagande mirate -a salvare qualsiasi oggetto dalla spazzatura. E poco importa se fu la guerra ad azionare questo motore. La cosa importante è che quasi un secolo fa qualcuno aveva intuito che riciclare poteva essere un’ottima strategia per ottimizzare e salvaguardare le poche risorse a disposizione sia per i civili che per i militari.

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Lattine, bottiglie, pezzi di gomma, carta, tessuti, rottami metallici di qualsiasi tipo: tutto ma proprio tutto poteva tornare utile per supportare lo sforzo bellico. Con seta e nylon, ad esempio, si potevano cucire nuovi paracadute, mentre i grassi e gli olii di cottura tornavano utili per la fabbricazione di esplosivi. Anche gli stracci o gli abiti inutilizzati trovavano impiego nella laboriosa operazione di pulizia delle macchine e dei ponti delle navi della marina militare.

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L’invito a riciclare, mettere da parte, risparmiare era rivolto a tutti e a tutte le sfere della vita quotidiana: il limite di velocità per le auto fu abbassato a 35 km orari per risparmiare carburante e le donne – su cui le campagne propagandistiche erano maggiormente focalizzate – venivano esortate a vigilare sulle risorse della famiglia, evitando qualsiasi tipo di spreco, alimentare e non.

Perfino i bambini potevano contribuire al bene della Nazione con un atto patriottico, che il più delle volte consisteva nel coadiuvare le operazioni di raccolta porta a porta dei rifiuti metallici e della gomma.

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Il tutto si svolgeva sotto il segno della grande ‘V’ di ‘Vittoria’ dove – recitavano i manifesti – ‘Every Little Bit of Scrap Made a Difference’ (cioè ‘Ogni più piccolo scarto può fare la differenza’) e ancora ‘Re-cycling is Re-using (cioè ‘Riciclare vuol dire riutilizzare’).

Messaggi che non sono mai stati così attuali.

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