Riciclo delle alghe secche trovate in spiaggia: si fanno bio-stuoie

di Marco Grilli del 9 giugno 2014

Come ottenere bio stuoie dal riciclo delle alghe secche, scopriamo insieme questo tema interessante

Trasformare un limite in una risorsa è possibile, basta aguzzare l’ingegno. A tutti voi sarà capitato di lamentarvi per la gran quantità di alghe e biomasse che infestano le spiagge, restringendo i limiti della balneabilità. Un problema in più per il settore del turismo. Ebbene, qualcuno ha pensato di non destinare questi scarti alle discariche, ma di riutilizzarli per dar vita a delle stuoie ecologiche, biodegradabili al 100%.

L’Enea ha infatti appena concluso la prima fase di sperimentazione prevista dal sottoprogetto GE. RI. N. (Gestione riserve naturali), finalizzato allo sviluppo di tecnologie volte a favorire il turismo sostenibile, salvaguardare l’habitat naturale e recuperare, in modo eco-compatibile,  i resti di Posidonia oceanica, una pianta endemica del Mediterraneo, depositata in notevoli quantità sugli arenili italiani.

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Quest’attività, che s’inserisce nel progetto “Eco-innovazione Sicilia” – finanziato dal MIUR e coordinato dall’Unità tecnica tecnologie ambientali dell’Enea – ha già ottenuto un importante riconoscimento: il Green Coast Award 2013.

Parte integrante del progetto è la manodopera locale, impiegata per realizzare queste bio-stuoie a partire da delle strutture a materasso, costituite da sacche in fibra naturale (cocco, juta, canapa ecc.) che vengono riempite proprie con quei resti di Posidonia oceanica ammassati lungo le spiagge.

Degrado e sporcizia non colpiranno più la vista dei turisti, prima costretti a ritagliarsi degli spazi balneabili, mentre i rifiuti di una volta non andranno ad aggravare le situazioni delle discariche, perché trasformati in questi comodi tappetini, facilmente trasportabili e utilizzabili non solo per creare camminamenti e sentieri, ma anche coperture naturali su tratti rocciosi, impervi e poco fruibili, che contrasteranno così il fenomeno dell’erosione costiera, aumentando al contempo le possibilità di ricettività turistica.

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Il progetto persegue anche il fine di salvaguardia ambientale del fondo marino di Favignana, a partire dalla ricostituzione delle praterie di Posidonia oceanica, drasticamente ridimensionate a causa degli ancoraggi e dello strascico.

In collaborazione con l’Area marina protetta delle Isole Egadi, l’Enea sta quindi provvedendo ad immergere le bio-stuoie riempite di Posidonia in un tratto di fondale antistante Cala Azzurra, alla profondità di 10 metri, proprio là dove la situazione è più compromessa. Per le operazioni di  zavorramento sono stati utilizzati blocchi di calcarenite, un materiale proveniente dall’isola compatibile con la sabbia sciolta del fondo marino, mentre per favorire la ricolonizzazione del fondale, sulle bio-stuoie sono stati reimpiantati dei fasci di piante recuperati sul posto. La durata dei materassini dovrebbe essere di 3-5 anni: il tempo giusto per far attecchire le talee e ricostituire la prateria.

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Spiagge più pulite, meno piante in discarica, nuovi prodotti ecocompatibili, maggiori opportunità turistiche e di lavoro per la manodopera locale, nonché migliore tutela dei fondi marini: il progetto sostenuto dall’Enea coniuga le esigenze ambientali, sociali ed economiche delle località balneari, offrendo nuove possibilità al turismo sostenibile. Un’esperienza di assoluto valore, che ci auguriamo possa essere d’esempio per le altre realtà italiane.

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