Rifiuti nello spazio, che fine faranno?

di Claudio Riccardi del 4 marzo 2013

Satelliti sparsi ovunque intorno al globo, sistemi antimissilistici, razzi, stazioni meterologiche,  chi più ne ha più ne metta.

L’orbita spaziale è caratterizzata da un traffico paragonabile a quello dei cieli terrestri, un quadro che va da sè determina una presenza elevata di rifiuti sospesi, spazzatura cosmica pericolosa alle quote di 1000 chilometri, ma anche potenziali proiettili che potrebbero devastare i nostri centri abitati.

Cresce il numero di lanci spaziali a fini economici, difensivi o di comunicazione, per i quali è indispensabile l’uso dei satelliti. Essi si deteriorano, ma rimangono in orbita, così come un razzo. Si possono ancora controllare e se ne può modificare la direzione di spostamento qualora la traiettoria sia visibile. Il monitoraggio radar per ora tiene gli occhi aperti su 19 mila frammenti a partire dai 5 centimetri.

Esistono altre centinaia di migliaia di residui ancora più piccoli, ma non meno pericolosi: la densità dei rifiuti concentrati intorno alla Terra sta arrivando ad un livello tale da poter provocare la “sindrome di Kessler”, un effetto a valanga generato dall’urto dei frammenti contro gli oggetti in orbita e che porterebbe ad un aumento esponenziale del numero di detriti. In conseguenza di ciò, l’orbita bassa intorno alla Terra diventerebbe impraticabile per l’esecuzione di nuovi lanci.

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Dal momento che il maggior numero di rifiuti naviga su orbite medie, ad un’altezza compresa tra i 700 e i 1200 chilometri, alcuni esperti hanno suggerito di sospendere i  lanci. La funzione di questi oggetti potrebbe nel frattempo essere svolta da piccoli satelliti di breve durata stanziati su orbite basse, solo che ne servirebbero molti.

Il fatto è che le orbite intermedie vanno per la maggiore,  assecondano in maniera ideale gli scopi dei satelliti destinati alla cartografia e alla navigazione. Ergo, sarebbe utile sensibilizzare ogni paese e pensare ad accordi di tutela a livello internazionale, in modo che i satelliti rovinati escano autonomamente dall’orbita appena vengono spenti; ancora non esistono simili accordi. Passando invece ai lanci di apparati su orbite basse, bisogna sapere che a quelle quote i satelliti resistono poco a causa dell’alta densità dell’atmosfera ed escono presto dalla loro posizione: il che non giustifica elevati investimenti.

Una rete di filtraggio gigante, la frantumazione dei pezzi con il laser, e altro ancora. Sono già diversi  anni che la comunità scientifica propone metodi di pulizia dello spazio circostante la Terra. Nonostante idee, simulazioni e progetti, non pochi ricercatori ritengono tuttavia come non esista al momento un sistema realistico per smaltire questi rifiuti, e peggio ancora  nessun attore coinvolto intende prendersi carico della situazione. Il pericolo, e il rischio di collisioni così rimangono.

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Stante questo immobilismo, i rifiuti sono destinati a dirigersi verso il nostro pianeta, e a consumarsi nell’urto con gli strati dell’atmosfera. Un tempo in ogni caso lungo, nell’ordine degli anni, lasso di tempo che le grandi potenze dello spazio non possono permettersi di attendere. Siamo dunque propensi a immaginare che qualche correttivo, nel medio periodo, verrà varato.

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