Rifiuti radioattivi di origine medicale: come smaltirli

di Claudio Riccardi del 17 maggio 2013

In Italia si stima che ogni anno vengano svolte circa 800mila visite mediche. Visite che lasciano il loro segno, e non solo su ticket, impegnative e ricette. Parliamo di radiografie, scintigrafie, farmaci, e altri prodotti medicali di tipo radioattivo che, una volta terminato il loro utilizzo, diventano 500 metri cubi di rifiuti, da sottoporre a trattamento speciale.

Una parte di questi scarti purtroppo finiscono negli inceneritori, ma peggio ancora in fiumi e torrenti. A rivelarlo è la Sogin, la società di Stato responsabile della bonifica ambientale dei siti nucleari sul territorio del Belpaese. Un’ammissione che si accompagna all’intenzione di cambiare radicalmente, ed in poco tempo, la situazione.

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La chiave di volta, come rivelato dal presidente della stessa Sogin, Giuseppe Nucci, potrebbe essere la realizzazione di un Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, all’interno di un grande Parco Tecnologico«Un caveau dove tutto sia in sicurezza – lo ha definito Nucci –  dove tutti sappiano cosa si fa e cosa c’é dentro, dove possono andare in visita anche le scuole. Un centro di eccellenza nazionale», capace di convogliare tutti questi rifiuti pericolosi,  e dove smaltirli correttamente, seguendo l’esempio delle strutture simili che sono già operative in paesi come Francia e Spagna.

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Per costruire il deposito servirebbero 5 anni, e 250 milioni che potrebbero essere facilmente sbloccati, in parte dallo Stato e in parte dall’Unione Europea.  Ovviamente, in fase preliminare, occorre individuare un’area adatta per lo scopo.

Ma sembra che quantomeno lo stadio iniziale, quello delle intenzioni, veda compatte tutte le parti in causa. Non può dunque che essere un buon inizio.

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