Rifiuti radioattivi italiani aumentano: ora a quota 90.000 metri cubi

di Luca Scialò del 9 aprile 2014

Lo sapete che in Italia i rifiuti radioattivi sono in aumento? Ad oggi sono presenti oltre 90.000 metri cubi di rifuti di vario genere. E per darci finalmente una corretta informazione su questa tematica, è nato l‘Osservatorio per la Chiusura del Ciclo Nucleare, organismo indipendente promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Sogin.

Ma dove si trovano questi rifiuti? A Trino (Vc), Caorso (Pc), Latina (Lt), Garigliano (Ce), Bosco Marengo (Al), Saluggia (Vc), Casaccia (Rm) e Rotondella (Mt). Le attività presenti su questo territorio generano circa 55.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di cui circa 10.500 ad alta attività e altri 44.500 a media e bassa attività.

LO SAI? Rifiuti radioattivi di origine medicale: come smaltirli

Ad essi si aggiungono i rifiuti radioattivi di vario livello generati da attività diagnostiche e terapeutiche di medicina nucleare (provette, flaconi, siringa, guanti, indumenti contaminati, sorgenti per teleterapia etc…), da macchinari contaminati e dispositivi utilizzati per la ricerca in campo medico e farmacologico, oltre che ovviamente dalle industrie.

Presso i siti di produzione avviene lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, sono invece delle aree provvisorie ad accogliere gli altri rifiuti radioattivi, quelli che arrivano dalla sanità, dalla ricerca e dall’industria.

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Per la loro gestione esiste una precisa direttiva europea: la 2011/70 Euratom, la quale ha imposto ad ogni Stato membro la realizzazione di un deposito che sia in grado di ospitare in sicurezza il combustibile nucleare esaurito e i rifiuti radioattivi anche derivanti dagli impieghi medicali, di ricerca e industriali.

Come è messo dal punto di vista legislativo il nostro Paese?

L’Italia aveva già previsto (con decreto legislativo 31/2010)  di creare un deposito nazionale all’interno di un ‘Parco tecnologico’ destinato alla ricerca di soluzioni per la definitiva messa in sicurezza di questa tipologia di rifiuti, finanziato circa 2,5 miliardi di euro e da realizzarsi in 5 anni.

Facendo due conti, dovremmo essere a buon punto. O almeno lo speriamo. Perché, come tutte le cose all’italiana, le leggi ci sono (e anche buone) ma l’applicazione manca.

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