Rifiuti sull’Everest trasformati in opere d’arte

di Luca Scialò del 18 dicembre 2012

Nei pressi del Monte più alto del mondo, l’Everest, è sorta un’altra montagna, molto meno suggestiva e non certo da andarne fieri: quella formatasi dai cumuli di rifiuti lasciati dagli escursionisti per anni e anni, un problema di cui avevamo già discusso in precedenti articoli.

Si calcola infatti che vi siano 50 tonnellate di rifiuti lassù, tra materiali avanzati nello smontare tende, bombole di ossigeno vuote, bottigliette di plastica, pezzi di alluminio, vi sarebbero persino i resti di un elicottero incidentato nel 1974. Ma c’è chi ha pensato di farne tante opere d’arte, anche per denunciare in modo creativo questo problema.

Una squadra organizzata dall’Esa (Everest Summiteers’ Association) e composta da 65 portatori e 75 yak (bue tibetano usato comunemente come animale da soma a grandi altezze, poiché in grado di caricare grossi pesi), si è fatta carico di ripulire negli ultimi due anni, esclusivamente in primavera quando la neve si scioglie, una parte di questi oggetti. Così nei vari viaggi, i portatori e i loro compagni yak hanno raccolto circa 8 tonnellate di resti delle spedizioni, per poi consegnarli ad artisti che ne hanno fatto delle creazioni artistiche.

Dei rifiuti riportati a valle, circa 2 tonnellate sono state donate all’associazione Da Mind Tree e sono ora divenute piccole opere d’arte prodotte da un gruppo di artisti locali, riuniti sotto il nome di Art Club Nepal. Nella capitale nepalese Katmandu hanno così esposto 75 opere prodotte da quindici artisti, mentre a Pokhara ora un museo locale sta organizzando un’area adibita a ospitare permanentemente le opere.

Tra le sculture e le installazioni, si trovano richiami all’ambiente, oggetti di uso quotidiano, ma anche dediche alle divinità induiste più note. Tra tutte, si fa notare un dio Ganesh dalla testa d’elefante composto da lattine e pezzi di bombole e alcuni scarti dell’elicottero che, come detto, cadde sull’Everest quasi 40 anni fa.

Un’iniziativa che assolve una pluralità di funzioni: richiamo alla cultura, rispetto per l’ambiente, venerazione religiosa.

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