Rinnovabili: nasce la prima cooperativa eolica

di Sara Tagliente del 12 settembre 2014

Per rendere più abbordabili le rinnovabili, sono sorte nuove forme di finanziamento collettivo ed ecco che nei Paesi del Nord Europa nasce la prima cooperativa eolica. Non è per essere sempre i soliti ‘esterofili’ ma indubbiamente si tratta di una storia di successo rispetto agli investimenti e al business tradizionale dell’eolico.

Le cooperative, con il sistema di vendita di quote dell’impianto, permettono alla popolazione locale di essere più propensa alla presenza, spesso giudicata invasiva, delle turbine eoliche.

Questo accade in Danimarca e in Inghilterra, dove una legge nazionale favorisce l’ingresso delle società pubbliche o private in forma di cooperativa alla gestione di impianti eolici.

E in Italia? In Italia il business dell’eolico, in assenza di una normativa nazionale sul tema, rimane nelle mani di grosse aziende straniere, poco intenzionate a dialogare con le popolazioni locali o a favorire un sistema di partecipazione economica diretta con il tessuto locale.

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Ma andiamo all’esempio danese. Qui troviamo una normativa molto precisa a proposito. Chi vuole installare delle turbine è tenuto per legge a dialogare con la popolazione locale e a proporre piccole e grandi quote dell’impianto almeno al 20% del suo valore totale. Ma chi decide dove e quando installare una turbina eolica non sono i privati bensì lo Stato, che così può ‘studiare’ strategicamente ‘dove’ dare delle possibilità di rilancio all’economia locale.

Davanti al porto di Copenhagen, c’è un impianto eolico che funziona così: il 50% è detenuto da una società pubblica dell’energia e il restante 50% è detenuto da 10.000 investitori locali. Una quota che costa 300 euro mediamente con un impianto che funziona bene, può costituire, per una famiglia, un’importante quota di reddito.

Il risultato? Più dell‘80% delle 6.300 turbine eoliche a terra in Danimarca è detenuto da cooperative locali o contadini. Ben 150mila famiglie danesi possiedono turbine eoliche o quote in una cooperativa. Tanto che i proprietari danesi di turbine eoliche fanno parte della Danish Wind Turbine Owner’s Association.

Un altro esempio positivo è l’Inghilterra. Nel sud dell’Inghilterra, a Westmill, c’è una turbina eolica che è proprietà di ben 2.374 persone. L’impianto è stato fondato nel 2004 e le quote, che vanno da 250 euro a 20 mila euro, sono distribuite con una media di 1.937 euro ciascuno. L’impianto ha cominciato a produrre energia elettrica nel 2008 e, ad oggi, sono molti a voler adottare questo sistema che annulla le ostilità del tessuto locale, fa guadagnare tutti e permette di ottenere le autorizzazioni più in fretta.

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Ma sono gli esempi nel resto del mondo a farci riflettere su quest’opportunità che dovrebbe solo essere adeguatamente regolamentata in Italia. Prendiamo l’esempio del Canada. C’è un programma simile nell’Ontario, dove si vorrebbe costruire un parco eolico. Il protagonista, ancora una volta, è il tessuto locale. Titolari del progetto saranno infatti, i Chippewa, una comunità indiana che si costituirà in cooperativa e venderà quote del parco.

Ma c’è qualcuno che ha iniziato questo interessante discorso, pensate, già dagli anni Ottanta. Si tratta dei Paesi Bassi, dove le società dette del vento sono molte e attive da diversi anni. A costituirle, in tutte le regioni, sono soprattutto agricoltori e piccolissime cooperative. Non solo: è da tanto tempo che sono sul mercato e hanno oltrepassato anche questo modello, proponendone uno nuovo che sarà anche quello del futuro, per tutti.

In questo nuovo sistema, chi detiene la quota dell’impianto non è più tenuto a pagare le tasse dell’energia generata. Perché? Perché a produrre ci penseranno le tradizionali imprese del settore energetico, con un loro guadagno. Quindi, chi compra una partecipazione guadagnerà per la generazione di energia e non dovrà pagare tasse di produzione.

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Anche in Germania, il vento è di molti e fa fiorire l’economia. Pensate che dal 2008 l’energia eolica ha dato lavoro a 90mila persone e ha generato l’8% del totale dell’energia tedesca. Particolarmente impegnata nelle rinnovabili è una regione nel nord della Frisia, in cui ci sono più di 60 parchi eolici, di cui il 90% appartenente alla comunità. Un esempio anche per il sud della Germania, che sta lavorando su questo modello.

E in Italia? Riusciremo a regalare il sogno di vivere di vento?

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