Rischio idrogeologico per 6 milioni d’italiani

di Luca Scialò del 15 gennaio 2014

Viene chiamata rischio, ma in realtà è la condizione abituale nella quale vivono 6 milioni di italiani. A loro vanno aggiunti gli altri 22 milioni che convivono con un rischio medio. Insomma metà popolazione italiana rischia la propria vita perché vive in una zona poco sicura a livello idro-geologico.

A dirlo è l’Associazione Nazionale Bonifiche di Legambiente, il Wwf e il Consiglio nazionale dei geologi.

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Si tratta di una situazione drammatica: l’82% dei Comuni è a rischio idrogeologico (ci sono vari livelli di emergenza) e 1,26 milioni di edifici sono in peicolo, tra cui 6.000 sono scuole e 531 ospedali.

Sempre grazie ai dati si viene a scoprire che in Italia dal 1950 al 2012 si sono contate 1.061 grandi frane e 672 inondazioni, colpevoli di aver fatto 9.000 morti e 700.000 sfollati e senza tetto.

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Quanto ai danni economici si calcolano in 240 miliardi di euro in totale, cioè 3,5 miliardi l’anno. Eppure, nonostante una situazione così precaria, tra il 1990 e il 2005 si è continuato a costruire a ritmo serrato, tanto da registrare un consumo del suolo di 244.000 ettari all’anno (corrisponde al doppio del Comune di Roma), equivalenti a 668 ettari al giorno (circa 936 campi da calcio).

Inquietanti anche le percentuali di rischio se secndiamo al dettaglio di singolo Comune. In molti casi sono tutti, in altri quasi tutti. Parliamo del 100% dei Comuni di Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d’Aosta, della provincia di Trento e del 99% in Marche e Liguria, del 98% in Lazio e Toscana, del 96% in Abruzzo e del 95% in Emilia-Romagna.

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Se a rischio sono il 92% dei paesi campani e friulani, in Piemonte va meglio (87%). Le regioni più ‘sicure’ da questo punto di vista sono la Puglia (78%), la Sicilia (71%), la Lombardia (60%) ed il Veneto con 59%. E non sono dati confortanti neppure questi.

E’ proprio il caso di dire: si salvi chi può.

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