Scienziati giapponesi riescono a ricavare energia dal metano ‘ghiacciato’

di Claudio Riccardi del 17 aprile 2013

Si può ricavare energia anche dai fondali degli oceani. La notizia arriva dal Giappone, dove la società governativa Japan Oil, Gas and Metals National Corporation sta portando a termine e con successo i lavori di trasformazione dell’idrato di metano in gas naturale.

Il progetto, avviato nell’ormai lontano 1998, ha per luogo di studio e svolgimento le profonde acque della Depressione di Ninkai, a 50 km dall’isola di Honshu. Sul fondo, a – 500 metri, si trovano delle vere e proprie “gabbie di ghiaccio”, solidi cristallini, simili al ghiaccio, in cui molecole di metano sono intrappolate in una sorta di involucro formato da molecole di acqua. Gli idrati di metano si creano in condizioni di elevate pressioni e basse temperature.

Fa sensazione pensare che in un metro cubo di ghiaccio si possono trovare 170 metri cubi di metano. Considerando che gli idrati sono presenti ovunque nei fondali profondi tra i 500 e i 4000 metri, come sotto lo strato di permafrost continentale, gli esperti stimano che le riserve possano ammontare almeno alla quantità di tutte le riserve conosciute di combustibili fossili o 50 volte l’attuale disponibilità di gas naturale.

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La presenza di gas all’interno di molecole di acqua ghiacciata, di origine totalmente biologica, è una scoperta di oltre cento anni fa, ma è solo negli ultimi decenni che si è compresa con chiarezza la potenzialità di questi giacimenti in chiave di energia.

Stati Uniti, Canada e Russia hanno quindi iniziato progetti per poter estrarre e commercializzare il metano estratto dagli idrati, ma è soprattutto in Asia – con India, Cina e Giappone – che la competizione si è fatta particolarmente pressata. A Tokyo puntano a rendere disponibile l’energia per l’uso entro il 2018.

Un margine di tempo che servirà anche per valutare attentamente le conseguenze di questo metodo di estrazione sull’ambiente.

Alcuni ingegneri temono che possa provocare crolli e smottamenti di sedimenti, che a loro volta potrebbero scatenare gigantesche onde di maremoto. Inoltre, il metano liberato dai fondali – e non catturato – essendo un gas serra potrebbe avere anche effetti negativi sul clima. Insomma, una fonte energetica tutta da verificare nei suoi impatti.

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