Semi brevettati, open source anche per creare semi liberi

di Luca Vivan del 21 luglio 2014

Di open source ed innovazione tecnologica e sociale in agricoltura abbiamo parlato più volte ma l’idea di adottare licenze senza copyright per ottenere ‘semi liberi’ è qualcosa di completamente nuovo.

Dagli anni ’70, grazie al nascente movimento ecologista si è diffusa nel mondo l’idea di salvare le sementi dalla crescente omologazione nel settore agricolo. Il seed saving è diventato ben presto una rete di piccole organizzazioni diffuse dall’Australia alla Francia, con la quale hobbisti del giardinaggio ma anche progettisti della permacultura si scambiano semi di varietà rare, non solo per avere patate o carote dai colori bizzarri ma anche per usufruire di specie vegetali capaci di adattarsi ai più disparati ambienti e climi. Celebre è l’organizzazione nata in India grazie a Vandana Shiva, Navdanya, che della biodiversità per un’agricoltura capace di sfamare il mondo fa il suo cavallo di battaglia.

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Qui invece parliamo di un progetto in linea con la filosofia dell’economia collaborativa propria di internet. Open Source Seed Initiative, sviluppata dalla Oregon State University, intende fare in modo che gli agricoltori dichiarino open source i semi delle varietà tradizionali o non omologate, per fare sì che queste non possano essere sottoposte a copyright per opera di multinazionali come Monsanto. Confezioni di semi senza brevetto sono già disponibili e come nel caso di foto, brani musicali o prodotti tecnologici, l’unico vincolo per chi li ordina è quello di continuare a diffonderli senza alterarne la licenza, dichiarando inoltre la loro origine.

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Per ora questa forma di brevetto non è riconosciuta dalla legge ma lo scopo dell’iniziativa è quella di creare una breccia nei tentativi dei Governi di vietare lo scambio delle sementi tra coltivatori. Può sembrare un piccolo gesto ma non dimentichiamoci che il progetto può diffondersi a macchia d’olio grazie al web e che ogni iniziativa, se ben comunicata, rappresenta sempre un tassello importante nell’affermazione di una diversità culturale, capace di scardinare l’omologazione del pensiero imperante.

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