Sempre di più il mercurio nel mare

di Luca Scialò del 14 gennaio 2016

Sapore di mare…al mercurio. Un fenomeno allarmante, che solo in minima parte è attribuibile a fenomeni naturali, come eruzioni ed erosioni delle rocce. Ma la quota maggiore di mercurio che si ritrova nelle acque è di origine industriale, derivante dal lavoro nelle miniere alla produzione di pile, dalla raffinazione del petrolio alla lavorazione del cemento. Non a caso il mare ha iniziato a diventare malato dalla rivoluzione industriale del 19mo secolo…

Uno studio pubblicato su Nature ha evidenziato come i livelli di mercurio nel mare, fino a profondità di cento metri, siano triplicati a partire dalla rivoluzione industriale. Il picco è stato registrato nelle acque più a nord dell’oceano Atlantico, dove c’è un flusso costante dalla superficie alle maggiori profondità. Complessivamente, negli oceani ci sarebbe una quantità compresa tra sessanta e ottantamila tonnellate di metallo.

Ma ancora più preoccupanti sono le stime future: gli aumenti riscontrati in un secolo e mezzo, potrebbero essere osservati entro il 2050, ossia l’inquinamento di quasi 150 anni in soli 40 anni!

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Quanto agli effetti del mercurio sui pesci, si ipotizza che tanto più grande sia la taglia del pesce e tanto maggiore è il suo contenuto in mercurio.

Una situazione che viene osservata con attenzione anche in Italia, dove nei primi sei mesi del 2014 ci sono stati sessanta sequestri di lotti di pesce contaminati oltre i valori consentiti: principalmente spada, tonno, smeriglio, verdesca, e palombo.

ciclo mercurio nel mare

Il ciclo del mercurio nel mare e nei laghi – (Fonte: US Geological Survey)

Si sconsiglia ai soggetti più deboli, quali donne incinte e bambini, il consumo di squali (palombo, verdesca, smeriglio), pesce spada e tonni di grandi dimensioni come quello rosso. Più in generale le donne in età feconda, incinte e in fase di allattamento dovrebbero limitare il consumo di pesci di grossa taglia, in cui il mercurio si accumula con più facilità.

Non ci sono conseguenze invece per il tonno in scatola e quello fresco che si trova al supermercato, generalmente della specie pinne gialle (di piccola taglia), in cui i valori di metilmercurio appaiono sempre entro i limiti di legge. Ma fino a quando?

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