Shell e le perforazioni nell’artico: come Greenpeace cambia logo al tank di petrolio!

di Martina Pugno del 3 settembre 2013

Se gli orsi polari e i relativi striscioni che hanno invaso il Gran Premio del Belgio in segno di protesta contro la Shell non fossero stati sufficientemente chiari, nessun problema: 35 attivisti di Greenpeace hanno recentemente messo in atto una seconda iniziativa che chiarisce il messaggio in maniera ancora più plateale.

GUARDA QUI IL VIDEO CENSURATO: http://www.theguardian.com/environment/video/2013/aug/27/shell-belgian-f-1-grand-prix-greenpeace-protest

Travestiti da orsi polari, gli attivisti sono entrati nella più grande raffineria danese della Shell alle sei del mattino, per trasformare metà del suo grande logo nell’immagine di un orso polare dall’espressione triste, simbolo della campagna “Save the Arctic“. L’immagine, ideata dall’attivista danese Christian Uhlenfelt, è stata realizzata allo scopo di mostrare il vero volto dell’azienda petrolifera, ritenuta colpevole di greenwashing e di essere in realtà “Completamente incapace di proteggere l’Artico“, come dichiarato dall’attivista Helene Hansen alla stampa.

Le operazioni della Shell contestate da Greenpeace sono quelle che hanno avuto inizio nel 2012, con l’esplorazione dei mari Beaufort e Chukchi, un’area che costituisce l’habitat primario degli orsi polari. Dopo una serie di violazioni e di gravi incidenti con conseguenze per l’ecosistema, come il naufragio e schianto di una piattaforma e il suo successivo scontro sull’isola di Sitkalidak, la Shell aveva annunciato per il 2013 un periodo di sospensione delle operazioni di ricerca e trivellazione, per porre rimedio ai danni provocati.

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Nel frattempo, però, la Shell ha concluso un accordo per le trivellazioni nella regione artica della Russia, dove le norme per la tutela ambientale  per le trivellazioni e l’estrazione petrolifera sono meno rigide. “Shell è a capo della corsa al petrolio nell’Artico, uno degli ecosistemi più fragili e vulnerabili del pianeta. Gli orsi polari sono saliti sulla raffineria per far conoscere al mondo intero i pericolosi piani di Shell nell’Artico” ha dichiarato Helene Hansen.

La Shell non è l’unica compagnia petrolifera in attesa di poter avere la propria fetta di oro nero: mentre le norme per la regolamentazione delle trivellazioni sono attualmente in fase di definizione, altre concessioni sono state rilasciate: la compagnia norvegese Statoil ha dichiarato di essere pronta ad iniziare le trivellazioni nel 2015, mentre la ConocoPhillips ha sospeso le trivellazioni previste in attesa di una più chiara normativa. Le compagnie petrolifere, per raggiungere lo scopo, potrebbero condividere l’equipaggiamento necessario per le operazioni.

Non conosce tregua la corsa al petrolio anche nelle regioni più incontaminate!

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