Shell si ritira dalle trivellazioni in Alaska

di Marco Grilli del 5 aprile 2013

Gli ambientalisti possono celebrare un’importante vittoria: l’Alaska è finalmente libera dalle trivelle della Shell, almeno per tutto il 2013.

La multinazionale anglo-olandese ha infatti sospeso le perforazioni petrolifere per l’anno in corso dopo una lunga serie di inadempienze e incidenti. Questa è l’ennesima dimostrazione di quanto sia difficile operare in condizioni di sicurezza nell’Artico.

Nei nostri occhi sono ancora impresse le immagini della marea nera provocata dall’incidente della ‘Exxon Valdez’ nel 1989, un disastro ambientale che poteva essere replicato dalla piattaforma ‘Kulluk‘ della Shell, arenatasi lo scorso 31 dicembre al largo delle coste dell’Alaska e liberata solo dopo sei giorni.

LEGGI ANCHE: Shell condannata per l’inquinamento in Nigeria

C’è poco da stupirsi, se pensiamo che la Shell ricorre a navi a dir poco obsolete, tanto che la Guardia Costiera americana ha negato l’autorizzazione a salpare perfino alla chiatta ‘Arctic Challenger’, usata per le operazioni di sicurezza.

Come dimenticare poi le performance della nave di perforazione ‘Noble Discoverer’, che si è bloccata nel luglio 2012 per poi incendiarsi a novembre dello stesso anno?

C’è di più: l’Ufficio Federale americano per la Salvaguardia e la Sicurezza dell’Ambiente ha rilevato delle pecche nel sistema di contenimento del petrolio pensato dalla Shell per fronteggiare le emergenze. Tutto questo mentre la stessa Compagnia ha ammesso di non aver valutato adeguatamente i costi di un’operazione di pulizia nell’Artico.

BASTA TRIVELLE ANCHE IN ITALIA: ‘No’ dei calabresi alle trivelle di Shell nel mar Jonio

Le agenzie governative americane stanno indagando e paiono sempre più scettiche rispetto alle misure di sicurezza adottate dall’azienda petrolifera, che al momento si trincera dietro le necessità di riparare le sue navi e aggiornare i suoi piani d’esplorazione.

Dal 2005, intanto, si sono volatilizzati 4,5 miliardi di dollari: quelli spesi dalla Shell per le ricerche petrolifere in Alaska. Gli interessi nella regione sono ancora fortissimi ed il colosso non rinuncerà facilmente.

Cercare di estrarre fino all’ultima goccia di petrolio è insensato: è tempo di abbandonare la nostra dipendenza dalle fonti fossili, di promuovere efficienza energetica ed energie rinnovabili e di occuparci concretamente del riscaldamento globale”, scrive Greenpeace, che chiede di firmare la petizione al Presidente Obama per vietare definitivamente le perforazioni petrolifere nell’Artico.

FOCUS CAMPAGNA: Greenpeace campagna contro Shell e trivellazioni nell’Artico

Per ora una sola cosa è certa: le trivelle, il cambiamento climatico e la pesca industriale hanno causato negli ultimi trent’anni la perdita dei 3/4 dei ghiacci dell’Artico, una risorsa fondamentale per la stabilizzazione del clima.

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment

Inserisci il numero esatto *