Stabilito un nuovo picco di emissioni CO2. Le misure adottate non funzionano?

di Erika Facciolla del 21 gennaio 2013

Nuovo record mondiale di emissioni di Co2 registrato nel 2011. Questa volta, la quantità di anidride carbonica antropica rilevata nell’atmosfera ha raggiunto l’agghiacciante quota di 34 miliardi di tonnellate cubiche, circa 800 milioni in più rispetto al 2010 quando la crisi economica globale aveva avuto se non altro il merito di far calare le emissioni.

La notizia arriva dai laboratori della piattaforma economica internazionale per le energie rinnovabili (IWR) dove gli esperti si dicono ‘preoccupati’ da questa tendenza poiché, se il trend dovesse confermarsi anche nei prossimi anni, entro il 2020 le emissioni potrebbero sfondare i 40 miliardi di tonnellate.

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Tra i grandi emettitori troviamo come sempre la Cina con 8,9 miliardi di tonnellate di Co2 (contro gli 8,3 miliardi del 2010) la cui produzione è superiore a quella degli Stati Uniti del 50% che si piazzano al secondo posto della ‘speciale’ classifica con 6 miliardi di tonnellate.

A seguire, India (1,8 miliardi), Russia (oltre 1,6 miliardi), Giappone (1,3 miliardi) e Germania (804 milioni).

Dagli Stati Uniti le autorità competenti e gli esperti si giustificano imputando l’aumento dei gas serra (+3,3%) rilasciati nell’atmosfera all’impennata dei consumi energetici in tutti i settori produttivi e al caldo straordinario dell’estate 2010.

Giustificazioni a parte, sembra proprio che tutti gli sforzi profusi in difesa del pianeta e le misure di sicurezza varate per contenere gli effetti dell’inquinamento atmosferico sul clima non stiano producendo i risultati sperati, anzi… Ci vuole un cambiamento di rotta più drastico, questo è poco, ma sicuro.

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