Stop al commercio di avorio in Thailandia

di Elle del 14 aprile 2013

La cruenta tradizione legata al commercio dell’avorio potrebbe incontrare uno stop in Thailandia.

Grazie alle numerose firme raccolte dagli attivisti e consegnate al Primo Ministro Yingluck Shinawatra potrebbe trovare una fine il commercio legate di avorio ricavato dagli elefanti addomesticati morti per cause naturali.

Secondo il discorso d’apertura della conferenza del CITES (Convention on the International Trade of Endangered Species) pronunciato a Bangkok dal capo del governo, sembra che questo Paese si stia mobilitando per rendere illegale ogni possibilità di guadagno connessa al traffico di questo pregiato materiale, allineandosi così alle norme internazionali che hanno dichiarato fuori legge questo tipo di commercio fin dal 1989.

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Al momento si tratta di un impegno importante, ma che non vedrà nell’immediato una concreta realizzazione: nella suddetta conferenza sulla salvaguardia delle specie a rischio spesso si realizzano veri e propri bracci di ferro tra interessi economici e principi morali ma nonostante la discussione sul tema sia stata intrapresa, non si intraveda la possibilità di prendere una decisione fino alla prossima conferenza che si terrà nel 2016.

Un esiguo numero di nazioni per lo più sudafricane sostiene che la regolamentazione del commercio in avorio (ricavato dalle zanne di animali morti naturalmente) potrebbe consentire di tenere bassi i prezzi raggiunti dalla vendita delle zanne acquisite tramite il bracconaggio e smerciate all’interno dei mercati neri in Cina ed in altri Paesi asiatici.

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Anche secondo alcuni economisti questa potrebbe essere una soluzione per garantire anche il finanziamento di programmi di conservazione di specie in via di estinzione.

D’altra parte l’idea di consentire il commercio di avorio, anche con modalità legali, non convince alcuni preoccupati del possibile potenziamento del mercato nero proprio a causa della legalizzazione.

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