Stop al greenwashing grazie alla nuova legge

di Luca Vivan del 29 maggio 2014

Nell’era della comunicazione qualsiasi azienda con un buon ufficio marketing può raccontare al mondo di quanto sia virtuosa nei confronti dell’ambiente. La parola “naturale” o riferimenti a pratiche vagamente sostenibili sono infatti mezzi efficaci per attrarre quegli individui che cominciano ad acquisire maggiore consapevolezza rispetto ai problemi ecologici.

Ora però è entrato in vigore un nuovo articolo del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che fa chiaro riferimento alla pubblicità “verde”, il cui scopo è di fare sì che il “green advertising” o pubblicità green non sia per forza greenwashing, ossia un modo sottile e ingannevole per vendere come ecologico ciò che non lo è. Questo serve a tutelare i consumatori ma anche le aziende che lavorano veramente in modo sostenibile.

 Leggi anche: Cosa vuol dire greenwashing: 6 modi di dire greenwashing

Il nuovo articolo di fatto impone degli standard più precisi, che chiedono una verifica dei dati espressi dalle imprese. La comunicazione deve basarsi su riscontri misurabili in grado di far capire bene nel dettaglio i benefici delle pratiche descritte.

Si tratta di una richiesta più che legittima di trasparenza al mondo del marketing, che ha il doppio beneficio di difendere gli interessi dei consumatori e di valorizzare le realtà produttive che investono denaro ed energia in una reale innovazione ecologica.

Nel dubbio, il consiglio è sempre quello di rivolgersi a realtà locali che ci mettono la faccia e comunque di informarsi nei siti e nei blog autorevoli, perché se chiunque può dire la sua e anche mentire, è pur vero che nel web le menzogne hanno veramente le gambe corte.

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