Stop alla patata OGM

di Marco Grilli del 29 gennaio 2014

Un vizio di forma blocca la diffusione in Europa della patata OGM “Amflora”. La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha bocciato l’autorizzazione alla coltivazione di questo prodotto, concessa precedentemente dalla Commissione Europea, a causa del mancato rispetto dell’iter comunitario in questa materia.

Una nuova battuta di arresto per l’ingresso degli OGM nel Vecchio Continente, che torna ad accendere il dibatitto tra favorevoli e contrari.

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Il Tribunale UE ha rilevato che la Commissione, dopo aver ricevuto il parere favorevole all’introduzione della patata OGM da parte dell’Agenzia per la sicurezza alimentare, non ha consultato il Comitato degli esperti degli Stati membri per sentire il suo parere in merito, come avrebbe dovuto, violando così la procedura europea.

In base a tali ragioni, i giudici del Lussemburgo hanno bocciato l’autorizzazione alla coltivazione di “Amflora”, la patata brevettata dalla multinazionale Basf, ricca di amido e destinata soprattutto ad uso industriale, ad esempio per la produzione di carta e collanti.

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Secondo i detrattori degli OGM, in particolare le associazioni ambientaliste e di categoria, la patata “Amflora” nasconde però molti rischi, poiché contiene un gene che trasmette la resistenza ad alcuni antibiotici, tanto da annullare perfino l’efficiacia dei medicinali salvavita. Al di là degli usi industriali, inoltre, la Basf aveva richiesto alle autorità europee l’autorizzazione alla produzione di mangimi a base di tale patata, un’eventualità che avrebbe potuto comportare la presenza accidentale di tracce di OGM negli alimenti destinati al consumo animale o umano.

Tali ragioni hanno dato inizio alla mobilitazione. Dopo la raccolta di oltre 1 milione di firme da parte di associazioni ambientaliste quali Greenpeace e Avaaz, nel 2010 si mosse per prima l’Ungheria, presentando ricorso in sede europea per ottenere l’annullamento dell’autorizzazione alla coltivazione della patata OGM, seguita poi da altri Paesi quali Francia, Lussemburgo, Austria e Polonia. Battaglia oggi vinta, seppur per motivi unicamente procedurali.

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Anche in Italia le associazioni agricole e ambientaliste hanno mostrato una particolare soddisfazione per questa delibera. E secondo Coldiretti, la decisione dei giudici del Lussemburgo è stata accolta positivamente da 8 cittadini su 10, poiché il 76% della popolazione italiana è contraria agli OGM, considerati pericolosi per la salute e l’ambiente, nonché veri nemici della tipicità e del made in Italy.

Si è spinta ancor più in là Greenpeace, che invita la Commissione Europea a ritirare la proposta di autorizzazione alla coltivazione del mais OGM 1507 di Pioneer-Du Pont, rilevando anche in questo caso gli stessi vizi procedurali che hanno decretato lo stop alla patata “Amflora”.

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