Stop alle aragoste vive in frigo: la sentenza della Cassazione

di Luca Scialò del 7 febbraio 2017

La Corte di Cassazione ha detto basta a una tortura perpetuata contro le aragoste. Infatti, con una sentenza ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un ristoratore di Campi Bisenzio, condannato proprio per aver detenuto aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate.

La Cassazione ha dunque confermato una precedente sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze, mediante la quale si condannava il ristoratore per maltrattamento di animali, emessa ad aprile 2014. Contro la quale egli ha però fatto ricorso. La Lega anti vivisezione nel 2012 ha denunciato il ristorante per il modo in cui il locale conservava le aragoste ancora vive.

“La condanna a carico del titolare del ristorante dal Tribunale di Firenze e confermata ora dai giudici, si fonda su dati scientifici” commenta soddisfatta la LAV. Aggiungendo: “I crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria”. Inoltre, apre la strada a due importanti novità.

Primo, la Polizia dovrà intervenire ogni qualvolta cittadini e associazioni denunciano analoghi abusi in pescherie e supermercati. E ne sono molte.

Secondo, il Parlamento è ora finalmente costretto a promulgare una legge di chiaro divieto contro questa barbarie a danno dei poveri crostacei.

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La storia è iniziata cinque anni fa, quando le forze dell’ordine hanno fatto un doppio sopralluogo nel ristorante fiorentino. Trovando così due frigoriferi con alcuni crostacei vivi conservati tra 1,1 e 4,8 gradi di temperatura. Di qui ha informato del fatto la Procura della Repubblica di Firenze di quanto accertato e si è avviato un iter giudiziario contro il ristorante di Campi Bisenzio.

Quanto accaduto in toscana offre anche un valido contributo alla diatriba interna ai vegetariani, sull’opportunità o meno di mangiare pesce. Il dubbio è infatti se essi siano o meno esseri senzienti, che provano dolore.

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