Stop all’eolico, il Sud Italia si ribella!

di Luca Scialò del 2 ottobre 2014

Le Regioni del Sud come Don Chisciotte, ma loro, invece di combattere contro i mulini a vento, vogliono lo stop all’eolico. In fondo, sempre di vento si tratta.

La Regione capofila in questa battaglia è la Sicilia, che però, nella figura della propria Giunta regionale, ha perso definitivamente lo stop imposto alla costruzione di nuove pale, causa una sentenza del Tar per una diatriba che andava avanti dallo scorso anno.

Per un Governatore siciliano che annuncia un nuovo piano per la tutela del territorio al fine di”impedire ulteriori installazioni eoliche e arrestare l’invasione barbarica del territorio”, consentendo l’eolico solo dove già c’è, ci sono delle Regioni che si stanno ribellando con provvedimenti ad hoc (a volte immediatamente abrogati), permessi negati e sentenze della Corte Costituzionale e del Tar.

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A gennaio di quest’anno la Corte Costituzionale ha bocciato la legge sull’eolico della Campania, che stabiliva delle distanze minime per la costruzione di nuovi aerogeneratori. La motivazione? Non è compito della Regione definire i limiti e le distanze minime degli impianti sul suo territorio, per questo ci sono già delle direttive europee.

In Sardegna invece, a luglio una sentenza ha stabilito illegittima la legge regionale che definiva alcune aree costiere per la realizzazione di impianti eolici. Questa volta la motivazione, kafkiana, è che una Regione può solo individuare le aree non idonee.

In Puglia, a febbraio, lo stesso Consiglio dei Ministri ha dato lo stop a due progetti offshore, sebbene la Regione avesse dichiarato la sua fattibilità. In questo caso sono state le opposizioni in seno al Consiglio regionale pugliese a dare il là al Governo.

A maggio, l’Abruzzo ha abrogato la parte di una legge con cui era stata introdotta, appena un mese prima, una sospensione temporanea delle autorizzazini per alcuni impianti di rinnovabili.

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Infine il Molise, in cui la Regione ha presentato una proposta in cui sarebbe responsabilità del Consiglio regionale accettare o meno un impianto sulla base di un ‘Piano energetico’ che li individi. Una proposta che sembra “palesemente illegittima e in totale contrasto con le Linee Guida nazionali”. Già bocciata dalla Corte Costituzionale che identificava le aree vietate agli impianti da fonti rinnovabili.

Insomma, tante diatribe in corso tra soggetti privati che vogliono fagocitare spazi pubblici e le Regioni che cercano di difenderli. O, all’opposto, amministrazioni locali senza scrupoli svendono il proprio territorio per incassare soldi.

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