Breve storia dell’auto elettrica

di Marco Grilli del 21 novembre 2014

Siete sicuri di conoscere la storia dell’auto elettrica e alla sua evoluzione? Proviamo a raccontarvela noi di Tuttogreen, in versione breve, per scoprire che la vettura elettrica era la più competitiva rispetto ai modelli a benzina e a vapore tanto che il 34% delle auto circolanti era elettrico!

Seppur ancora oggi stenti ad affermarsi definitivamente sul mercato automobilistico, la storia dell’auto elettrica vanta un’origine antica e di tutto rispetto, essendo stata  ideata e sperimentata prima di quella con motore a combustione interna.

Facciamo un balzo nel tempo per catapultarci agli anni Trenta dell’Ottocento, quando la mente dell’imprenditore scozzese Robert Anderson partorì il primo rudimentale modello di carrozza elettrica, mentre il genio del professore olandese Sibrandus Stratingh mise su carta il primo progetto di auto elettrica, realizzato poi dal suo collaboratore Cristopher Becker nel 1835.

Fin qui siamo veramente ai primordi: solo la sperimentazione sulle batterie portata avanti da alcuni ingegneri francesi tra gli anni Sessanta e Ottanta del XIX secolo, permise una reale diffusione delle vetture elettriche che, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, si mostrarono particolarmente competitive nei confronti dei modelli a vapore o a benzina.

Rispetto a quest’ultimi, che riscontravano numerosi problemi connessi all’avviamento, all’eccessivo surriscaldamento e alla forte emissione di fumi, rumori e odori sgradevoli,  le auto elettriche si mostravano pratichesemplici da guidaresilenzioseprive di vibrazioni e di facile manutenzione.

Francia e Gran Bretagna ebbero posizioni dominanti sul mercato di queste vetture ecologiche, ma anche gli Stati Uniti non rimasero a guardare, se pensiamo che nel 1900 il 34% delle vetture circolanti nelle tre grandi città di New York, Boston e Chicago erano proprio ad alimentazione elettrica.

prima_carrozza_elettrica

Nella storia dell’auto elettrica, la prima ad apparire è una carrozza elettrica

Dal 1897 la Grande Mela sperimentò anche un servizio taxi urbano interamente elettrico con ben 100 mezzi, dimostrando così la propria fiducia verso questa tecnologia che prometteva importanti sviluppi.

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Non ci crederete, ma ai primi del Novecento quella sfida oggi impari tra le vetture a benzina e quelle elettriche era ben più equilibrata, basti pensare che le maggiori case produttrici di queste auto (Baker Electric, Detroit Electric, Anthony Electric…) riuscivano a battere le loro concorrenti che immettevano sul mercato i mezzi a combustione interna. Perfino negli Stati Uniti, all’epoca, la compagnia elettrica The Vehicle Electric Company risultava la principale produttrice di auto.

Se è pur vero che l’assenza dei transistor e i limiti tecnologici delle batterie frenavano velocità e autonomia delle vetture elettriche, che riuscivano a percorrere non più di 50 Km tra una ricarica all’altra toccando un massimo di 30Km/h, queste vetture si dimostrarono comunque adatte per la circolazione urbana e i brevi spostamenti, incontrando i favori della classe borghese e in generale dei ceti più abbienti.

prima auto elettrica

Una delle prime auto elettriche al mondo

 

Furono loro, infatti, i principali acquirenti delle chic ed eleganti auto elettriche, che furono particolarmente apprezzate come town car (vetture di quartiere o di paese). Senza dimenticare che la semplicità di guida, la scarsa manutenzione e la pulizia di queste auto, in confronto a quelle a benzina, furono tutti fattori che spinsero per un loro utilizzo da parte delle donne, che di fumi, rumori, rabbocchi di olio e continui fermi in officina non ne volevano proprio sapere.

All’inizio del Novecento furono sperimentate anche forme di mobilità intelligente (che oggi diremmo sostenibile), poiché le vetture elettriche furono protagoniste di un primordiale servizio di car-sharing in città, grazie al quale potevano essere condivise e noleggiate per poche ore, settimane o mesi.

Nonostante ricerca e sviluppo su questa tecnologia fossero ancora agli albori, nel 1899 le auto a trazione elettrica riuscirono a stabilire anche un importante record di velocità, quando il pilota belga Camille Jenatzy, a bordo della sua vettura speciale Jamais Contente, riuscì a toccare una media di oltre 100Km/h (105,88 per l’esattezza) nella gara di velocità sul Km lanciato.

La gloria per le auto elettriche non sarebbe però durata a lungo. Con gli sviluppi della seconda rivoluzione industriale, le vetture a benzina, a differenza di quelle a trazione elettrica, migliorarono notevolmente in prestazioni e affidabilità, ottenendo quella posizione dominante sul mercato che dura ancora ai giorni nostri.

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Furono un insieme di fattori esterni e innovazioni tecnologiche che, a partire dagli anni Dieci del Novecento, spostarono gli equilibri in favore delle auto con motori a combustione interna.

stazione ricarica solare

Una avveniristica stazione di ricarica solare per le auto elettriche

Nel momento in cui l’energia elettrica non era ancora molto diffusa e costava molto, la scoperta di nuovi giacimenti petroliferi aumentò la disponibilità e di conseguenza abbassò i prezzi dei prodotti derivati, quali la benzina, mentre i progressi della ricerca limitarono gli inconvenienti delle vetture a combustibili fossili.

I silenziatori posti alle marmitte risolsero il problema del rumore, la diffusione del motorino d’avviamento elettrico spedì in soffitta la difficoltosa accensione a manovella, mentre l’introduzione del radiatore evitò il fenomeno del surriscaldamento, garantendo anche una maggiore autonomia alle auto a benzina.  A cambiare le carte in tavola intervenne poi la rivoluzione fordista, che con l’introduzione del  motore a scoppio, la razionalizzazione del lavoro e la meccanizzazione delle fabbriche per la produzione in serie, riuscì ad abbattere i costi e a imporre l’automobile come prodotto destinato al mercato di massa, a partire dal fortunatissimo Modello T del 1908.

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Da quel momento, le auto elettriche non riuscirono più a competere coi modelli a benzina, visti i maggior costi e i limiti in velocità, autonomia e prestazioni. Le principali ditte impegnate nella produzione di vetture elettriche chiusero i battenti, mentre per molti anni la trazione elettrica continuò a essere impiegata in settori particolari, laddove non erano richieste velocità e particolare autonomia (ad es. nei carrelli elevatori o per il movimento nelle stazioni ferroviarie, nelle piccole auto per i campi da golf, nelle vetture per i servizi porta a porta ecc.)

Ancora oggi, però, vi sono tesi come quelle del professor David Kirsch, autore del libro “The electric vehicle and the burden of history”, che sostengono come le innovazioni tecnologiche siano soggette all’influenza di variabili socio-culturali, apparentemente irrazionali. In pratica, il successo delle auto a benzina a scapito di quelle elettriche non  sarebbe stato decretato da condizioni oggettive, ma dai condizionamenti delle lobby industriali.

Al di là di questi dibattiti ancora attuali, l’interesse sulle auto elettriche si riaccese solamente negli anni  Sessanta-Settanta, prima con le battaglie dei movimenti ecologisti, che mettevano in guardia dai rischi dell’inquinamento legato all’eccessivo utilizzo dei combustibili fossili, e poi con la crisi petrolifera connessa alle vicende mediorientali, che diminuì la disponibilità e aumentò i prezzi della benzina.

Le principali case automobilistiche, compresa l’italiana Fiat, incentivarono la ricerca e svilupparono vari prototipi elettrici, ma gli entusiasmi per questo settore a lungo abbandonato non furono destinati a durare. A partire dal 1970, gli Stati Uniti lanciarono anche un programma anti-inquinamento per sconfiggere la dipendenza dal petrolio (il Federal clean car incentive programme) che però non ebbe esiti e fu presto accantonato. Il primato dei motori a combustione, più potenti ma anche più nocivi a causa delle emissioni, non fu mai seriamente messo in discussione, anche perché il settore elettrico non riuscì a risolvere un problema fondamentale: la scarsa capacità di immagazzinamento dell’energia da parte delle batterie.

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L’attenzione per le auto elettriche tornò all’ordine del giorno durante gli anni Novanta, quando le continue crisi petrolifere e i guasti provocati dai gas serra allarmarono sempre di più l’opinione pubblica, convincendo perfino il governo degli Stati Uniti a emanare dei provvedimenti ad hoc. Anche in questo periodo non si riuscì però a registrare una vera inversione di rotta, perché la stessa legge dello Stato della California che obbligava le case automobilistiche a produrre una vettura totalmente elettrica, pena il divieto di vendita nello stesso Stato, fu successivamente dichiarata illegittima. Lo stesso progetto della General Motors, volto a valutare le possibilità di commercializzazione di un nuovo modello elettrico a due posti (GM EV1), fu accantonato dopo soli cinque anni perché giudicato non conveniente dal punto di visto economico.

Nel nuovo millennio, la ricerca di una mobilità sostenibile pare sempre più all’ordine del giorno nell’agenda della comunità internazionale, constatata la necessità di trovare un’alternativa a un modello di sviluppo basato sui combustibili fossili, che ha già provocato gravi disastri ambientali.

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Ecco il caricatore veloce di Tesla, che in 20 minuti assicura una batteria completamente ricaricata

La maggior diffusione delle ecologiche auto elettriche potrebbe servire a tale scopo, ma tali vetture scontano ancora i soliti difetti e faticano a competere coi mezzi tradizionali, a causa degli alti costi e delle minori prestazioni. Le batterie, ad esempio, sono ancora troppo pesanti e costose, impiegando metalli disponibili in quantità limitata. Le principali case automobilistiche sono comunque impegnate in attività di ricerca e sviluppo sulle auto elettriche per superare i conosciuti limiti di velocità, autonomia, tempi di ricarica e disponibilità di infrastrutture (ad es. i colonnini), ma solo accorte politiche di incentivi pubblici potranno favorire la diffusione di questi mezzi ecologici,  dai bassi costi di gestione e manutenzione.

Una maggior lungimiranza oggi potrà servire a vivere in un mondo più pulito domani.

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