Storia di una diga che distruggerà il Kashmir

di Erika Facciolla del 22 marzo 2013

Quella del Kashmir è una storia travagliata, costernata da sanguinose lotte di potere sul controllo delle acque fluviali che percorrono in lungo e in largo la regione indiana e il confinante Pakistan, dalle quali deriva l’approvvigionamento idrico di 50 milioni di persone. Storia di acque preziose, dunque, ma anche di dighe utilizzate per aprire e chiudere i rubinetti dei vicini, in una lotta che va avanti ormai dal 1963, anno in cui lo zio Nehru (il mitico leader indipendentista indiano) edificò il primo sbarramento sulle acque del fiume Indo e dei suoi 5 affluenti che scorrono tra i picchi e le gelide vallate dell’Himalaya.

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Controllo territoriale, prima, controllo delle acque poi: è sul solco di questo eterno contenzioso che le guerre militari e giuridiche continuano ad impedire la pacifica convivenza di due stati che si contendono la proprietà di una risorsa che dovrebbe essere gestita secondo i principi di ‘buona volontà e amicizia’ sanciti dal Trattato del 1960 della Banca Mondiale e sottoscritto dai due Paesi.

La realtà palesa un quadro più complesso: dei 6 fiumi che percorrono i due stati confinanti, 3 (quelli orientali) sono di pertinenza indiana, mentre gli altri (tra cui l’Indo, sacro per gli indiani come il Nilo per le popolazioni egiziane) appartengono sulla carta al Pakistan.

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Il punto è che per il primo tratto di strada, tutti i fiumi percorrono le valli del Kashmir indiano sulle quali sono sorte numerose centrali idroelettriche. Inoltre, per sfruttare la potenza delle acque, sono state ben 45 i progetti di sbarramento presentati nel corso degli anni dalle autorità indiane. Da qui le perplessità del Governo Pakistano che giudica l’atto un tentativo di ingerenza sul controllo delle acque perpetrato dallo storico nemico.

Non semplici dighe, insomma, ma veri e propri strumenti politici agitati in nome di quella che molti hanno già ribattezzato la ‘guerra nucleare del’acqua’ fomentata da pericolose interferenze dei fondamentalisti islamici, che scaldano gli animi delle folle accusando l’India di ‘terrorismo idrico’.

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Per fortuna il conflitto, in epoca di arbitrati e mediazioni diplomatiche, si è spostato sui banchi dei tribunali internazionali e locali. E speriamo che tutto si risolva con multe e sanzioni visto che l’ultimo conflitto indo-pakistano ha fatto più di mille morti.

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