Storie d’acqua: in Calabria una diga piena dei veleni nega il diritto all’acqua pulita per 400mila persone

di Erika Facciolla del 18 aprile 2013

Un sistema idrico da terzo mondo’ che porta nelle case degli abitanti degli 88 comuni calabresi del a zona di vibo Valentia un’ acqua fetida, liquami rivoltanti, carichi di malattie e sostanze tossiche. Sembra la cronaca di una storia che avremmo potuto raccontare cinquanta, cento, mille anni fa e invece accade oggi a 400.000 cittadini ai quali è di fatto negato il diritto all’approvvigionamento di un’ acqua sicura e potabile.

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L’intera filiera idrica del vibonese è stata posta sotto sequestro e la lista degli indagati tra amministratori e tecnici continua ad allungarsi facendo tremare gli uffici della Sorical, la società che gestisce l’acqua calabrese in cui la Regione è socio di maggioranza. E sono già 57 gli impianti sotto sigillo sequestrati dagli inquirenti che indagano sul caso. Il liquido marrone o color ruggine, nauseabondo e puzzolente, che scorre dai rubinetti proviene dall’invaso della diga dell’Alaco, per poi essere distribuito nei serbatoi comunali senza che venga controllato e depurato correttamente.

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Un’acqua inutilizzabile che mette a serio rischio la salute di questi cittadini, giudicata dagli stessi inquirenti pericolosa perché oggetto di ‘notevoli carenze igienico sanitarie e strutturali’; carenze che non potevano non essere notate se i controlli fossero stati attenti e puntuali.

La relazione stilata dai carabinieri che hanno effettuato i sopralluoghi fa emergere particolari inquietanti: si parla di ruggine ed escrementi animali rinvenuti nell’acqua dei comuni interessati, aggravati da un sistema idrico strutturalmente fatiscente, che pompa un liquido malsano proveniente da un lago malato, mai realmente bonificato.

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Eppure, solo nello scorso febbraio, la Regione Calabria rassicurava l’opinione pubblica dichiarando che ‘l’acqua calabrese è sicura e perfettamente potabile, compresa quella dell’Alaco’. Ma a spergiurare verità facilmente confutabili è la stessa Giunta che qualche mese fa si è opposta con fervore ai preoccupanti risultati delle analisi effettuate da Goletta Verde e Legambiente sulle coste della Regione.

La realtà testimonia, invece, che l’acqua che scorre negli acquedotti di quegli 88 comuni calabresi è marcia e che il mare è uno dei più inquinati d’Italia. L’appello che rivolgiamo ai governatori della Regione Calabria, dunque, è di mettere da parte personalismi e ipocrisie basate su presunti ‘boicottaggi’ che nessuno – a nostro avviso – ha interesse di perpetrare ai danni di questa terra così martoriata e gravemente danneggiata dall’incuria e della negligenza dei suoi stessi custodi.

Rimboccarsi le maniche e lavorare sodo affinché le cose cambino veramente: è questa l’unica cosa di cui la Calabria ha bisogno adesso.

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