Taglio illegale degli alberi, dall’Amazzonia arriva legno presentato come ‘pulito’

di Erika Facciolla del 8 giugno 2014

Salvare l’Amazzonia dal taglio illegale degli alberi e dal conseguente traffico di legname, che sta distruggendo uno dei polmoni verdi più importanti del nostro Pianeta. È questa l’ultima campagna lanciata da Greenpeace che negli ultimi tempi ha richiamato l’attenzione di tutti i ‘potenti’ della Terra e dei media sul tema del taglio illegale di alberi in Sudamerica da cui si ricava la maggior parte del legname venduto ‘legalmente’ in Europa, Stati Uniti e Israele.

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L’indagine condotta dalla nota associazione ambientalista è durata due anni, un periodo sufficiente per svelare tutte le falle di un sistema di controllo che finisce col rendere ‘legale’ legname che in realtà non lo è per niente.

Dalla minuziosa ricerca, gli esperti di Greenpeace hanno anche evidenziato che l’Italia è lo stato europeo più carente di misure di controllo sulla provenienza del legname immesso nei circuiti internazionali del commercio poiché il Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari non ha mai recepito il decreto attuativo del Regolamento Europeo del Legno varato nel marzo del 2013.

Ma non è tutto. I casi eclatanti svelati dall’indagine di Greenpeace sono diversi: legni pregiati dell’Amazzonia sono stati impropriamente utilizzati addirittura in edifici come il World Trade Center di Ginevra, il ponte di Brooklyn a New York, il Politecnico di Torino, la Biblioteca Nazionale di Parigi.

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Un duro attacco al carente sistema che dovrebbe vigilare e garantire sulla ‘legalità’ del legname importato dal Sudamerica, dunque, ma anche un monito ad Europa e Stati Uniti affinché vengano varate misure urgenti per evitare che l’industria della deforestazione – gestita in molti casi da organizzazioni criminali – cessi di distruggere l’Amazzonia, in particolare quella brasiliana da cui sembrano provenire le più grandi quantità di legname illegale venduto in tutto il mondo. Servono controlli serrati, sanzioni esemplari e molta più responsabilità da parte di tutti, Italia in primis.

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