Taglio illegale: anche le foreste siberiane sono a rischio

di Luca Scialò del 26 giugno 2013

Pensavamo che la piaga del taglio illegale delle foreste (in inglese conosciuta come illegal logging) e del commercio clandestino di legname fosse presente solo in Africa, un continente ricchissimo di essenze preziose ed esotiche molto ambite dal mercato occidentale. Peccato che tale pratica sia diffusa  anche in altre zone, dove le piante forniscono del legno più comune ma molto utilizzato dall’industria dei mobili.

E’ infatti il WWF a lanciare un nuovo grido disperato contro contro la distruzione delle foreste situate nell’estremo oriente della Russia, a causa del disboscamento illegale effettuato su larga scala per soddisfare la domanda dei mobilifici cinesi e dei produttori di pavimenti negli USA, in Europa e in Giappone.

Oltre alla vegetazione, sono a rischio anche una numerose specie animali, come ad esempio la bella e rara tigre dell’Amur, che vive in quelle foreste, ed è già in via di estinzione. Ne sono infatti rimaste 450 specie.

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Nel rapporto intitolato “Il disboscamento illegale nell’Oriente russo: domanda globale e distruzione della Taiga”, il WWF russo sintetizza più di 10 anni di osservazioni sul campo e mette in evidenza una realtà che fa riflettere: il settore forestale della Russia è diventata profondamente criminalizzato e con scarsa applicazione della legge. Il che permette facilmente di saccheggiare le scorte di legnami preziosi come quercia, frassino, olmo e tiglio.

Il rapporto rileva inoltre che, anche se ci sono alcuni esempi positivi di successo delle azioni di contrasto nei confronti dell’illegal logging delle foreste russe, la possibilità che chi ha commesso tali scempi sia perseguito legalmente è estremamente bassa. Infatti nel 2011, solo il 16% dei 691 casi registrati di disboscamento illegale sono approdati ad una corte di giustizia. Il dato più basso degli ultimi 10 anni.

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Il WWF inoltre sottolinea che, per mitigare questa piaga, occorre che i Paesi importatori del legname pretendano di sapere da dove provenga, che segue una filiera sicura e rispettosa dell’ambiente e dunque rifiutando quello non certificato delle foreste orientali russe. Per fare ciò occorre una precisa tracciabilità dei prodotti, come già sucecde per la carta FSC.

A quando un bollino anche che ci dica se il legname del mobile che stiamo acquistando proviene da una foresta a taglio controllato o dal taglio illegale?

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