Tribunale Internazionale dell’Ambiente a Venezia? Ecco i primi ecocidi da giudicare

di Erika Facciolla del 25 novembre 2013

Dopo le numerose iniziative promosse da diverse organizzazioni umanitarie mondiali a sostegno dell’adozione di una vera e propria legge per i reati ambientali più gravi, il dibattito sull’ecocidio non sembra conoscere battute d’arresto.  Recentemente, infatti, si è tenuto a Venezia un importante convegno dal titolo ‘Ambiente e salute: verso una giustizia globale’, nell’ambito del quale la città lagunare ha ufficialmente presentato la propria candidatura per diventare sede del diritto internazionale sull’ambiente.

Durante il convegno si è discusso dei crimini ambientali più gravi del mondo e dei casi più emblematici di disastri indotti dall’azione irresponsabile e speculativa dell’uomo. Ma vediamoli in elenco e cerchiamo di fare un punto sulle situazioni più allarmanti che affliggono il pianeta e le popolazioni coinvolte.

  • In Canada lo sfruttamento del terreno e delle risorse idriche per l’estrazione del petrolio minaccia la sopravvivenza di uomini e animali. Le sabbie bituminose utilizzate durante il processo industriale vengono disperse nell’ambiente con un carico di liquami tossici che avvelenano tutto ciò che incontrano. Un concentrato di benzene, mercurio, piombo, arsenico che ha già contaminato l’ambiente e la fauna locale mettendo a repentaglio la sopravvivenza delle popolazioni native.
  • Le isole paradisiache delle Kribati e delle Maldive rischiano di scomparire per gli effetti del global warming. In questi territori è già in corso una delle più colossali migrazioni di massa causata dall’innalzamento del livello del mare.
  • Con il più alto tasso di deforestazione al mondo causato dall’industria della carta, il polmone indonesiano è letteralmente devastato. E la colpa è soprattutto del colosso asiatico Asia Pulp&Paper che per anni ha distrutto centinaia di migliaia di ettari di bosco.

SPECIALE: La verità, tutta la verità e nientalto che la verità su Asian Pulp & Paper, il maggior distruttore delle foreste orientali!

  • A sue anni dall’incidente nucleare più grave della storia dopo quello di Chernobyl, la popolazione di Fukushima e dintorni è ancora in attesa di un risarcimento. Intanto i livelli di radioattività non accennano ad abbassarsi e oltre 20.000 persone non possono far ritorno nelle proprie case…
  • Non dimentichiamo il disastro del Golfo del Messico, avvenuto nel 2010, allorché la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon venne devastata da una terribile esplosione, col risultato che le coste del Messico furono invase da una marea nera responsabile della più colossale contaminazione ambientale della storia degli Stati Uniti d’America. La conta dei danni non è ancora finita e la certezza della pena per i responsabili di questa catastrofe sembra tutt’altro che scontata.
  • Anche in Ecuador la ricerca dell’oro nero è la principale causa della contaminazione di 2 milioni di ettari di terreno. La multinazionale Chevron-Texaco, infatti, è accusata di aver compromesso lo stato di salute di una fetta considerevole di foresta amazzonica e delle popolazioni locali che vi risiedono. Tutto ciò è costato una multa esemplare da 18 milioni di dollari ma l’acqua e il terreno sono ancora dense di veleni tossici e la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa.
  • Nessuno ha dimenticato Chernobyl  e del resto sarebbe impossibile farlo visto che, a distanza di 27 anni, gli effetti del disastro nucleare più terribile che la storia possa documentare sono ancora visibili sui volti delle popolazioni  dei paesi più vicini al reattore. Le responsabilità penali? Ancora da accertare…
  • L’ultima storia di ‘ingiustizia ambientale’ si è consumata nel Mediterraneo, esattamente nelle acque liguri antistanti la località di Arenzano (GE), dove nell’aprile del 1991 la petroliera-carretta  Haven, colava a picco provocando la morte di 5 uomini dell’equipaggio e il riversamento di 134.000 tonnellate di greggio. Il risarcimento? 117 miliardi: una beffa considerando l’enorme danno all’ecosistema marittimo. Il caso analogo della ormai tristemente nota Exxon Valdex, in Alaska, costò alla Esso l’equivalente di 7.700 miliardi di lire.

Questi sono solo alcuni esempi. Dovremmo citare anche il caso della montagna argentina adibita a discarica di piombo e il disastro di Bhopal (India) che causò la morte 3.800 persone, che si aggiungono ad una lista infinita e terrificante di reati ambientali, di giustizia negata e di impunità concesse troppo facilmente. Per non parlare del disastro ambientale nel delta del Niger, che prosegue da mezzo secolo. È ora che i responsabili paghino il conto anche se nessuna cifra e nessuna pena potrà mai restituire ciò è andato per sempre distrutto.

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