Troppo in tavola, ecco perché specie al Sud Italia si spreca il cibo

di Luca Scialò del 12 dicembre 2013

Una notizia che in tempi di crisi drammatica come quelli in cui viviamo, assume ancora di più contorni assurdi e paradossali. Waste Satcher, il primo Osservatorio sugli sprechi lanciato dal Last Minute Market con Swg, ha condotto una ricerca sullo spreco di cibo nelle varie regioni italiane, riscontrando che proprio in quelle del sud, dove i tassi di povertà e disagio sono più alti, si spreca più cibo.

In Abruzzo, Puglia, Calabria e Campania è prevalsa la risposta: “ho cucinato troppo cibo“. Questa tipologia di spreco riguarda la fase di acquisto e conservazione; ed è quella che ha un maggior impatto ambientale negativo.

In Sicilia e in Basilicata, invece, si è riscontrato che le motivazioni che spingono a decidere di buttare via un alimento solo legate soprattutto a fattori sensoriali, quali l’odore e il sapore sgradevole del cibo rimasto. Anche in questo caso tipologia di spreco riguarda la fase di acquisto e conservazione: acquisto troppo, non lo cucino e devo buttarlo.

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In alcune regioni del centro-nord invece lo spreco non riguarda l’acquisto eccessivo di cibo, ma la veloce deperibilità dei prodotti acquistati. E’ il caso di Piemonte e Friuli Venezia Giulia. In Umbria e Veneto la colpa è attribuita alle “dimensioni troppo grandi delle confezioni”, quindi all’industria della distribuzione. Solo i cittadini di Emilia Romagna e Sardegna fanno mea culpa per le proprie cattive abitudini, come aver acquistato cose che non piacevano.

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Nel Lazio, si risente molto della scarsa organizzazione delle famiglie, giacché alla spesa si dedica il più delle volte solo un giorno la settimana. Dunque non si è in grado di programmare in modo efficiente gli acquisti di lungo periodo.

In Liguria, infine, lo spreco deriva dal fatto che i liguri acquistano tanto per timore di restare in casa senza cibo. Paese che vai, anzi Regione che vai, spreco che trovi.

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