Trovata nuova roccia fatta di plastica, quando la Natura si adatta all’inquinamento

di Martina Pugno del 12 agosto 2014

La Natura ha modi sorprendenti di rispondere agli avvenimenti che ne minacciano l’equilibrio. Mentre la maggior parte della plastica presente nei mari si raggruppa a formare pericolose isole di inquinamento (Vedi l’articolo Great Pacific Garbage Patch: un oceano di plastica!), ad alcuni di questi residui dell’attività umana tocca una sorte diversa, che li destina a esistere per un tempo probabilmente ancora più lungo di quello che si poteva ipotizzare.

La geologa Patricia Corcoran, della University of Western Ontario di London, in Canada, e Charles Moore, capitano della nave di ricerca etnografica “Alguita“, hanno ritrovato alle Hawaii delle curiose rocce formatesi a partire da residui di rifiuti plastici. Tra i residui rocciosi, sono ancora riconoscibili quelli che prima erano spazzolini da denti, forchette, legacci e moltissimi altri oggetti di uso quotidiano.

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Secondo gli studiosi, la formazione di queste rocce di plastica avviene quando i rifiuti vengono bruciati: il materiale, in questo modo, si fonde con rocce, sabbia, coralli, creando delle rocce destinate a documentare, proprio come un fossile, l’attività umana.

E’ questo aspetto a destare maggiori riflessioni da parte degli studiosi, secondo i quali  si apre la possibilità, per questi agglomerati, di resistere attraverso i millenni e di documentare in questo modo le zone e i periodi storici di maggiore attività umana nel mondo.

I ritrovati plastico-rocciosi, infatti, sembrano non essere destinati a rimanere dei singolari episodi isolati: ovunque vi sia presenza umana caratterizzata da uso di plastica e vicinanza con zone sensibili a colate laviche, ma anche, più semplicemente, ovunque vi sia la possibilità di contatto tra plastica e fuoco, è possibile che si formino agglomerati di questo tipo e di dimensioni anche maggiori.

La plastica, di conseguenza, potrebbe avere una vita ancora più lunga di quanto ritenuto possibile su questo Pianeta: un motivo in più per farne un uso limitato e consapevole…

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