Tutte le bugie di Fukushima

di Manlio il 26 marzo 2011

Mentre le ultime notizie da Fukushima parlano di livelli dell’acqua di mare con livelli di iodio-131 altamente radioattivo in concentrazione 1.300 volte superiori la norma presso campioni prelevati a più di 300 metri dalla costa, indice del fatto che probabilmente è avvenuta una fuga di combustibile radioattivo dal reattore 3, quello che usa una pericolosa combinazione di uranio e del radioattivissimo plutonio, è d’obbigo una riflessione su come le autorità hanno gestito questa crisi fino ad oggi.

Un modo che rivela le contraddizioni insite nella gestione stessa di quel problema senza soluzione che è il nucleare: una gigantesca patata bollente – anche in condizioni di normale funzionamento – dove però le autorità non possono permettersi di essere trasparenti senza scatenare il panico.

Una vicenda paradigmatica che ha esposto la reticenza, quando non la malafede, di TEPCO, del Governo Giapponese e dei principali mezzi di informazione in diverse occasioni:

  • è stata generalmente taciuta ed è emersa solo diversi giorni dopo l’inizio della crisi la circostanza per cui presso i reattori di Fukushima fossero conservati 40 anni di materiale radioattivo esausto: ben 4.277 tonnellate di materiale radioattivo, di cui 3.400 improvvidamente conservato nelle vasche.
  • circa le condizioni dei reattori, il tempo in cui le barre di combustibile sono rimaste esposte all’aria ed i livelli di radioattività nella prefettura di Fukushima c’è stato un generale vuoto informativo che ha nascosto la reale gravità della situazione per gran parte della crisi.
  • a due settimane dall’inizio della crisi ancora non si sa (o non si vuole ammettere) che il vessel del reattore numero 3, quello funzionante con una letale miscela di uranio e plutonio, è stato danneggiato. Solo ora la notizia sta cominicando a filtrare e ovviamente non è un buon segno.
  • è emerso infine come la Tepco abbia falsificato per anni i controlli di sicurezza a Fukushima.

Queste bugie ed omissioni non sarebbero state possibili se non ci fosse una facoltosa ed agguerrita lobby atomica: una lobby forte specie in Giappone, tant’è vero che nei primi anni novanta fu addirittura capace di diffondere presso le scuole e le TV pubbliche un cartone animato (Pluto Boy), per mostrare quando sicuro e carino fosse il plutonio.

Pluto Boy

Pluto Boy, il nucleare da bere

Un personaggio di questo cartone giapponese anime – tutto disegnato in verde ovviamente – era tale Mr. Pluto, che incoraggiava un bambino, Pluto Boy, a bere dell’acqua arricchita con il radioattivissimo plutonio.
Il bambino si scolava la velenosa mistura (tutti sanno che un microgrammo di plutonio può essere letale) esclamando quanto fosse buona ed energetica la bibita.
Ed è facile pensare quali panzane si stiano propinando al pubblico con questo background.

Il nucleare è invece incompatibile con la trasparenza ed il nucleare è un gigantesco ed irrisolto conflitto d’interessi, dove il controllore ed il controllato è lo stesso soggetto, lo Stato, non essendoci più nessuna impresa privata al mondo che si arrischi a costruire centrali nucleari.

Un’ultima riflessione sui mezzi di informazione: Fukushima è scivolata dopo una settimana nelle ultime pagine dei giornali, scalzata da una crisi umanitaria e militare a pochi passi dalle nostre coste, ma anche a favore di argomenti come le ultime rivelazioni sul bunga bunga, le bestemmie al grande fratello o la squalifica di Ibrahimovic: gli effetti per l’ambiente e la popolazione rimarranno per lunghissimo tempo, rendendo impossibile, come successo a Chernobyl, una realistica stima dei danni causati.
Una cosa che ci fa riflettere sulle armi di distrazione di massa che spesso diventano anche i media stessi.

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