Tutti possono partecipare ai progetti ambientali UE di citizen science

di Elle del 12 marzo 2015

Un progetto UE coinvolge i cittadini come nella raccolta di dati sull’ambiente italiano per la salvaguardia della biodiversità, ed è il primo esempio di citizen science.

Per dare una mano all’ambiente e tutelare la biodiversità anche i cittadini possono attivarsi grazie al progetto CSMON LIFE – Citizen Science MONitoring – che prevede un lavoro di rete tra singoli individui, enti di ricerca e istituzioni. Si tratta del primo progetto italiano di citizen science, ovvero di ricerca scientifica fatta con l’aiuto dei cittadini, progetto finanziato dal programma LIFE+ della Commissione Europea, per aiutare e tutelare una biodiversità sempre più minacciata (il 35% del totale è a rischio).

Questa collaborazione prevede il coinvolgimento attivo dei cittadini per lo sviluppo di politiche ambientali condivise al fine di fornire uno strumento efficace per modificare i comportamenti delle persone. Esso interesserà soprattutto due regioni italiane: Lazio e Puglia.

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Per partecipare ai progetti ambientali di salvaguardia della biodiversità si può utilizzare un’applicazione per segnalare specie target, contribuendo così alla segnalazione e al monitoraggio di specie animali e vegetali a rischio; l’accesso pubblico e online permetterà ai singoli individui di arricchire la banca dati del Network Nazionale della Biodiversità realizzando così un’importante sistema di feedback con il mondo della ricerca.

Le aree in cui è divisa la ricerca e di conseguenza l’app sono cinque: la tutela della biodiversità, il monitoraggio delle ricadute sul territorio italiano per gli effetti dei cambiamenti climatici, il controllo delle specie rare, il livello di inquinamento attraverso i licheni e la situazione dei pesci non originari nei mari italiani.

Biodiversità

Un problema ambientale importante è la sempre minore varietà di specie, che si traduce in una perdita di biodiversità su scala globale. Uno dei motivi, oltre al’inquinamento e ad ambienti naturali sempre più degradati, è legato alla presenza di specie non autoctone che, più forti, invadono territori diversi dal loro ambiente naturale, mettendo a rischio le specie che vi hanno sempre abitato. Il Mediterraneo ad esempio, è il mare con più specie alloctone, cioè non originarie, che causano impatti ecologici ed economici. Le segnalazioni dei  citizen scientist permettono di raccogliere dati sulle specie a rischio di scomparsa e quelle invasive.

Cambiamenti climatici

L’innalzamento delle temperature  (in Italia le temperature medie annuali sono aumentate di 1,4 °), accompagnate da piogge più intense nel Nord e più rade al Sud, hanno determinato uno scioglimento dei ghiacciai  e una diminuzione delle riserve idriche, con conseguente rischio di desertificazione, soprattutto al Sud (in Italia, ad esempio il rischio è del 60% in Puglia, 50% in Basilicata e 46% in Sicilia). Questo determina anche uno stravolgimento degli ecosistemi e la scomparsa di alcune specie. In questo caso le segnalazioni dei  citizen scientist contribuiscono alla raccolta di informazioni sui cambiamenti in atto nei territori.

Specie rare

citizen science

Tutti possono partecipare ai progetti ambientali UE di citizen science

Salvaguardia di specie rare, che sono messe a rischio dall’inquinamento e dai cambiamenti ambientali in atto. Il pubblico può fornire delle segnalazioni circa la presenza sul territorio di specie animali e vegetali rare che devono essere tutelate. In questo caso i citizen scientist devono sapere anche come agire con gli animali e le piante rare, per non peggiorare le cose.

 Informazioni sui licheni

Per conoscere la qualità dell’ambiente si ricorre all’osservazione di alcune specie di licheni, indicatori certi di inquinamento ambientale (inquinamento da auto e da riscaldamento urbano). Facilmente riconoscibili anche dai citizen scientist, permettono di raccogliere informazioni sullo stato d’inquinamento di una certa area, anche su base continua. Si potranno così realizzare delle mappe che tracciano l’impatto del traffico e del riscaldamento domestico sulla qualità dell’aria).

 Pesca ed ecosistema marino

Dall’apertura del Canale di Suez (1869) il Mediterranea ha visto affluire molte specie del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano e Pacifico. Alcune di queste specie sono pericolose per le specie autoctone, che sono anche più preziose per la pesca commerciale. E comunque mettono a rischio la biodiversità e compromettono il funzionamento degli ecosistemi marini. I  citizen scientist  possono partecipare al progetto di controllo della diffusione di queste specie, per arrivare a limitarne gli effetti.

Le applicazioni sono disponibili sia per dispositivi iOS che per Android; si può contare anche sull’uso di un tutorial su Youtube per l’uso delle app.

Per ulteriori informazioni su questo progetto è possibile consultare il sito ufficiale.

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