Uccelli di città: per il rumore, devono cantare più forte

di Erika Facciolla del 17 febbraio 2013

Il caos cittadino costringe anche gli uccelli ad ‘alzare’ la voce. Lo rivela uno studio sui merli di Vienna condotto da alcuni scienziati tedeschi dell’Istituto ‘Max Planck’ che ha evidenziato la differenza di volume del canto degli uccelli di città rispetto a quelli che vivono lontani dai clacson e dal traffico urbano.

Esattamente come gli esseri umani, anche i volatili si sono adattati all’inquinamento acustico cittadino per comunicare efficacemente tra loro, semplicemente ‘alzando’ il tono delle loro emissioni canore. Il volume maggiore riesce, infatti, a contrastare le interferenze acustiche tipiche degli ambienti urbanizzati e consente agli uccelli di difendere il territorio, richiamare gli stormi e attirare i partner durante l’accoppiamento.

Merli, cince, pettirossi e altre specie di volatili, insomma, hanno imparato a selezionare attivamente i suoni ad alta frequenza e, in alcuni casi, a cantare di notte quando il mascheramento acustico del loro canto provocato dalle interferenze ambientali è meno intenso.

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Questa scoperta è solo l’ultima in ordine di tempo che dimostra quanto elevata sia la capacità di adattamento degli uccelli in ambienti apparentemente ‘ostili’. In realtà sono sempre più numerosi i volatili che scelgono l’habitat urbano in cui vivere e moltiplicarsi; basti pensare che nel nostro paese la metà dall’avifauna presente sul territorio vive orma da anni in città.

Le ragioni di questa scelta sono tante: abbondanza di cibo, protezione dal pericolo della caccia, molti più luoghi adatti alla costruzione dei nidi, pochi predatori. E così, anche se più ‘stressati’ dall’attività umana, gli uccelli di città preferiscono ‘urlare’ anziché rinunciare a tutti questi vantaggi…

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