UE adotta il modello italiano delle sanzioni di finti sacchetti

di Cinzia Porfiri del 8 novembre 2013

Shopper di plastica, addio. Il 13 settembre scorso è entrato in vigore il DM 18 marzo 2013 che regolamenta le caratteristiche dei sacchetti per l’asporto delle merci e le relative sanzioni per chi non rispetta la nuova legislazione.

L’Unione Europea aveva a disposizione un periodo di tempo, detto di standstill, per valutare ed eventualmente impugnare e modificare il contenuto della normativa: alla scadenza – il 13 settembre 2013, appunto – non avendo l’UE sollevato alcuna obiezione, la normativa italiana è entrata in vigore per regolamentare la produzione e le sanzioni in materia di bioshopper.

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D’ora in poi, quindi, sarà possibile produrre e utilizzare solo sacchetti biodegradabili, compostabili o riutilizzabili e saranno considerate fuorilegge la commercializzazione e la distribuzione di sacchi non conformi a queste caratteristiche, rigidamente definite nel testo del decreto.

Le sanzioni per i trasgressori sono davvero salate: la commercializzazione e diffusione di sacchi per l’asporto non conformi alla normativa sarà punita con multe che vanno dai 2.500 ai 25.000 euro, cifra che potrà raggiungere i 100.000 euro nel caso in cui la violazione riguardasse una quantità davvero ingente di materiale.

Più del 90% dei cittadini è favorevole all’uso dei sacchetti a basso impatto ambientale e molti vorrebbero che la normativa venisse estesa anche ai contenitori usati al reparto ortofrutta del supermercato, che non sono considerati però da asporto, pertanto non rientrano nella categoria normata dal decreto (almeno per ora).

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Con questa normativa l’Italia si dimostra all’avanguardia in tale ambito legislativo, e alcuni Paesi europei guardano con interesse alla nostra iniziativa, cercando il modo di renderla applicabile entro i propri confini.

Per una volta non siamo il fanalino di coda nella promozione del vivere sostenibile: ora non ci resta che far rispettare questa lodevole iniziativa, di cui siamo i promotori.

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