UE contro l’autoproduzione dei semi che l’uomo pratica da 10.000 anni!

di Alessia del 4 giugno 2013

L’allevamento e la coltivazione hanno rappresentato da sempre la prima forma di sostentamento dell’uomo e ogni piccolo passo verso il miglioramento di queste tecniche è sempre stato considerato un avanzamento nell’evoluzione.

Ancora oggi, a distanza di migliaia di anni, continuiamo a garantirci un’alimentazione sana e variegata grazie ai prodotti della terra.

Eppure è di questi giorni la notizia che la Commissione Europea ha proposto una nuova direttiva denominata “Plant Reproductive Material Law” mediante la quale si impone il controllo della produzione di frutta e verdura, un’azione che andrà a ricadere anche sui piccoli contadini, impedendo loro di proseguire nell’attività.

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In un momento in cui è aumentata enormemente l’informazione e la sensibilità verso i vantaggi dell’autoproduzione alimentare, della coltivazione di orti urbani e domestici e tutte le buone pratiche legate all’agricoltura sostenibile e biologica, rispetto ai rischi derivanti dall’alimentazione industriale, ecco che arriva dalla Commissione una legge così severa e atipica.

Nel testo si spiega che la regolamentazione è finalizzata al ‘monitoraggio e al controllo di tutti i semi di ortaggi per impedire la coltivazione di quelli che non risultano registrati presso l’Agenzia delle Varietà Vegetali europee’.

Al momento i destinatari saranno solo i produttori della catena commerciale, ma ben presto la burocrazia raggiungerà anche i proprietari degli orticelli dietro casa.

In questo modo i semi piantati dai piccoli coltivatori saranno automaticamente considerati illegali e per avviare una procedura di registrazione si dovrà pagare una tassa: i legislatori di fatto hanno ben pensato di addebitare ai singoli produttori tutte le analisi e i controlli del caso.

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Cosa c’è dietro tutta questa burocrazia? Per quale motivo tecniche di coltivazione secolari, che prevedono la conservazione dei semi da un’annata all’altra, saranno considerate d’ora in poi un atto criminale?

A quanto pare le nuove regole sembrano favorire l’avanzata dei grandi produttori di sementi dal marchio registrato come un prodotto commerciale (tra le quali colossi agroalimentari Monsanto, Syngenta Crops, BASF, Chemtura, Westrup) dettando le condizioni per un vero e proprio monopolio.

Sembrano quasi profetiche le parole scritte da Mike Adams in un libro scaricabile dalla rete “Freedom Chronicles 2026” il cui terzo episodio -‘GMO wars‘ (tradotto ‘la guerra degli OGM‘) – racconta di una nuova forma di contrabbando dei semi nata per contrastare il regime dittatoriale della Monsanto.

Siamo certi che si possa ancora parlare di libertà a queste condizioni?

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Michele giugno 4, 2013 alle 11:08 pm

Si fottano l’UE e la Monsanto. Vogliono la guerra? La guerra avranno. Su tutti i fronti.

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