Un farmaco minaccia gli avvoltoi europei

di Marco Grilli del 22 febbraio 2016

Non sono brutti e cattivi così come nell’immaginario comune, ma uccelli affascinanti e di grande utilità dal punto di vista ecologico. I necrofagi come gli avvoltoi, ripulendo il territorio da carcasse e rifiuti, contribuiscono infatti all’igiene dell’ambiente e all’eliminazione di possibili fonti di malattie: il loro ruolo nell’ecosistema è fondamentale, anche se poco conosciuto.

Oggi, però, questi maestosi rapaci sono fortemente minacciati da un farmaco impiegato anche in campo veterinario. Si tratta del Diclofenac, accusato da molte organizzazioni ambientaliste e istituti scientifici di  provocare una vasta moria tra le popolazioni di avvoltoi, che lo ingeriscono per via indiretta quando si nutrono delle carcasse di animali – spesso domestici – trattati proprio con questo antinfiammatorio.

In India e Pakistan, l’uso veterinario di questo prodotto farmacologico ha provocato, in pochi decenni, la quasi estinzione di tre specie di avvoltoi: il grifone del Bengala, che popola le aree himalayane di India e Nepal, il grifone indiano e l’avvoltoio becco sottile. Morti verificatesi tra atroci sofferenze, in seguito a blocchi renali.

Preoccupato per tale situazione, il governo indiano ha provveduto a bandire l’utilizzo veterinario del Diclofenac, individuato come principale fattore di minaccia per avvoltoi e altri rapaci. Intervento che non ha avuto alcuna ripercussione in ambito europeo, se è vero che, nel 2013, la Direzione generale sanità della Commissione Ue ha concesso i permessi per la commercializzazione in ambito veterinario di questo prodotto sia in Italia che in Spagna, due Paesi fondamentali per la tutela di questi magnifici uccelli.

Dall’Asia il pericolo si è quindi trasferito nel Vecchio Continente, dove vivono quattro specie di avvoltoi (capovaccaio, grifone, gipeto, avvoltoio monaco), tutte incluse, con vari rischi d’estinzione, nelle liste rosse delle specie nidificanti, redatte secondo le linee guida dettate dall’International Union for Conservation of nature (Iucn).

Secondo la Direzione generale sanità della Commissione Ue, il Diclofenac non avrà nessun effetto negativo sugli uccelli europei, in virtù della differente gestione degli animali morti, e dei cadaveri in generale, rispetto a quella indiana. Parere condiviso dalla Federazione nazionale ordini veterinari italiani (Fnovi), convinta che gli animali trattati con tale farmaco saranno esclusi dall’alimentazione degli uccelli necrofagi, come ribadito dal Regolamento CE 1069/09.

Di diversa opinione sono invece varie organizzazioni ambientaliste europee (su tutte la Lega italiana protezione uccelli – Lipu Birdlife Italia –  e la sua omologa spagnola Soe) nonché molti istituti di ricerca, (come ad esempio, nel nostro Paese, l’Ispra) che chiedono a gran voce il divieto dell’uso veterinario del Diclofenac.

La valutazione del rischio che ha permesso la registrazione del Diclofenac in Italia, sostiene la Lipu, è stata fatta esclusivamente nei riguardi della microfauna del terreno e della dispersione del prodotto nelle acque, non considerando gli effetti distruttivi nei confronti degli uccelli necrofagi.

«Gli studi scientifici condotti in molti Paesi del mondo e anche in Italia dall’Ispra – afferma Claudio Celada, direttore Conservazione natura della Lipuhanno in realtà evidenziato come il problema vada ben oltre gli ambienti acquatici quali stagni, fiumi e paludi e generi una filiera letale che porta all’avvelenamento dei predatori degli animali abbattuti (ad esempio per via dell’ingestione delle viscere degli ungulati lasciati sul posto dai cacciatori) e anche più in generale a un avvelenamento ambientale».

Sul mercato, tra l’altro, sarebbe disponibile un prodotto alternativo, il Meloxicam, che la stessa organizzazione protezionista ritiene efficace per l’uso veterinario sul bestiame domestico, oltre che sicuro per gli stessi rapaci.

Intanto, mentre prosegue la polemica tra favorevoli e contrari, gli ambientalisti hanno portato a casa una prima importante vittoria. L’11.a Conferenza delle parti (Cop 11) della Convenzione per le specie migratrici (nota anche come Convenzione di Bonn), tenutasi a Quito, in Ecuador, ha decretato il bando dell’impiego veterinario del Diclofenac, sottolineando l’altissimo rischio rappresentato da questo prodotto per le popolazioni di avvoltoi, nonché la necessità di sostituirlo con alternative sicure, da attestare adeguatamente.

Un passo importante sulla via della tutela della biodiversità, salutato con entusiasmo dalle organizzazioni protezioniste italiane, che si dicono ora pronte a lavorare assiduamente affinché l’Italia sia più pronta che nel passato per recepire nel modo più rapido e completo tali risoluzioni.

Sperando che anche le varie nazioni africane, dove l’avvoltoio non solo è minacciato da questo farmaco, seguano la stessa linea.

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