Un inceneritore per le armi chimiche della II guerra mondiale, succede a Civitavecchia

di Luca Scialò del 30 ottobre 2013

La già inquinatissima Civitavecchia rischia di ritrovarsi un’altra fonte di inquinamento: un nuovo inceneritore, tecnicamente un ‘ossidatore termico’ dove verranno bruciate nientemeno che le armi chimiche residuate della Seconda guerra mondiale contenenti iprite, fosgene, arsenico e adamsite.

E secondo quanti criticano la costruzione di questo mostro, c’è anche il rischio che lì ci finisca il gas nervino degli arsenali siriani, visto che il Cetli Nbc (Centro tecnico logistico interforze, nucleare, batteriologico e chimico) del comprensorio militare di Santa Lucia, è considerato un’eccellenza nel campo del disarmo chimico a livello internazionale.

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Ad oggi nel centro giacciono ancora migliaia di tonnellate di agenti tossici e 20.000 proiettili chimici da neutralizzare. Finora il processo di bonifica veniva effettuato con un lento e complesso procedimento in cui le scorie tossiche venivano impastate con il cemento per formare grandi blocchi  accatastati all’aria aperta, in attesa di soluzioni di smaltimento che finora non sono state trovate.

Sotto il sole e la pioggia, in un sito non lontano dai centrio abitati, con il pericolo di infiltrazioni tossiche nelle falde acquifere sottostanti, per 50 anni questa è stata l’unica via d’uscita per disfarsi di queste sostanze. Ed è evidente che, trattandosi di area militare, non sono mai stati eseguiti controlli.

“Dalle informazioni in nostro possesso, la realizzazione dell’inceneritore è cosa ormai decisa”, spiega il consigliere regionale del Lazio Gino De Paolis, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio regionale.

Al Ministro della Difesa sono state rivolte anche due interrogazioni parlamentari, ad opera di alcuni deputati. Interrogazioni alle quali non è ancora giunta alcuna risposta.

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