Un progetto di energia a basso costo per l’Africa

di Claudio Riccardi del 18 gennaio 2013

Nelle regioni più remote dell’Africa, ambulatori e cliniche riescono ad alimentare i dispositivi medici e gli impianti di illuminazione solo per mezzo di generatori a gasolio, inquinanti e molto costosi. E senza contare il disagio imposto nei mesi invernali dall’assenza di sistemi per il riscaldamento dell’acqua.

Di fronte a questa situazione pesante da sopportare, una startup fondata da un gruppo di studenti ed ex-allievi del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha creato un impianto solare a concentrazione integrato in un ciclo di Rankine organico, un ciclo termodinamico che converte il calore in lavoro.

Entriamo nel dettaglio. Il sistema fa uso di uno specchio parabolico per catturare la luce del sole e riscaldare un fluido termovettore, del comune liquido antigelo usato nei radiatori; questo a sua volta cede l’energia ad una sorta di condizionatore inverso. Invece di richiedere energia elettrica per pompare aria fredda da un lato e aria calda dall’altro, il sistema genera elettricità utilizzando la differenza di temperatura tra aria e fluido riscaldato.

Ma non è tutto, perchè il termovettore, al tempo stesso, è in grado di fornire calore e acqua calda. Basta aggiungere poi una fase separata di refrigerazione, ed ecco che come d’incanto si riesce a mettere in circolo anche aria fredda.

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Un prototipo di questo sistema cheap è stato installato in una piccola clinica nel Lesotho, nella parte più fredda e meridionale del Continente. L’equipe del MIT sta però guardando oltre, il prossimo anno prevede di avere altri cinque sistemi pienamente operativi, presso strutture di ricovero e scuole. Al termine della sperimentazione, che durerà qualche anno, si potrà capire se davvero si sarà trovata la strada per  garantire elettricità pulita e a basso costo in  queste terre isolate. Per il momento possiamo dire che le premesse sono buone.

L’elemento chiave del sistema è una turbina a espansione, impiegata per convertire il calore in elettricità. Il lavoro encombiabile dei ricercatori ha permesso di risolvere anche uno dei limiti più grandi del progetto, vale a dire la necessaria presenza di un operatore esperto incaricato di regolare temperature, pressioni e tensioni.

Al posto delle braccia umane è stato sviluppato un sofisticato software di controllo automatizzato, il che riduce la manutenzione alla sola pulizia degli specchi, programmata ogni 6 mesi.

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