Una banca green che lavora a pieno regime: la lezione del Regno Unito

di Erika Facciolla del 27 febbraio 2015

Sebbene oggi le banche non godano di un’ottima reputazione, esistono sempre delle eccezioni.  Una di queste, fondata senza troppo clamore nel 2012, è la Britain’s Green Investment Bank (GIB), il cui scopo è quello di finanziare e sostenere progetti eco-friendly.

Si tratta di un progetto nato con a seguito di un investimento statale: il governo britannico ha investito in questa banca green circa 3 miliardi di sterline con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbone entro il 2020. La Britain’s Green Investment Bank non ha deluso le sue aspettative, e nei primi 6 mesi dalla sua apertura, aveva già stanziato 635 milioni di sterline per finanziare 11 progetti che risultano essere promettenti.

Ad oggi risultano finanziati o co-finanziati 40 progetti di green economy (che spaziano dagli impianti a biomasse all’energia eolica offshore) per un valore di 7 miliardi di sterline.

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I settori su cui sono puntati i riflettori di questa banca green sono soprattutto quello del riciclo dei rifiuti e delle energie rinnovabili: si cercano soluzioni e innovazione. Si assiste forse per la prima volta a qualcosa che ha dell’incredibile, non soltanto il governo di un paese investe in un futuro pulito, ma è una banca stessa, che oltre a finanziare validi progetti, attira investitori e crea nuovi posti di lavoro.

La GIB infatti, nata con uno staff di 74 dipendenti, ne ha assunti fino a 100 nell’anno della fondazione.  Il futuro di questa nuova banca sarà determinato dal prossimo report sulle spese pubbliche del governo britannico, che comunque finanzierà la Britain’s Green Investement Bank fino al 2015.

In un periodo di crisi economica globale , dove uno dei temi più seguiti è quello della finanza, è incoraggiante accorgersi che esiste un modo di fare economia efficace e che oltretutto segua una morale, cosa che molto spesso viene sacrificata per i propri interessi.

Risorse: sito ufficiale

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