Una stampante 3D ma… per il cibo!

di Alessia del 5 novembre 2013

Al mondo d’oggi sembra che la tecnologia renda possibile qualsiasi cosa, dando vita a fantasie che solo fino a qualche anno fa ci facevano sorridere.

Marin Sawa, ricercatrice e designer del Central Saint Martins College of Arts and Design di Londra, sta lavorando ad un progetto davvero curioso: realizzare una stampante che consenta di produrre cibo super-nutriente a partire da un inchiostro a base d’alghe.

Il progetto si chiama Algaerium Bioprinter e sta già scuotendo l’interesse di biologi e scienziati. Il suo obiettivo è quello di avviare un’agricoltura su piccola scala, di modo che anche nelle grandi città ognuno possa coltivare alimenti genuini e naturali all’interno del proprio appartamento.

LO SAPEVI CHE… Le alghe depurano l’acqua dello scarico risparmiando energia?

Sawa ha messo a punto un prototipo di stampante tridimensionale dove al posto del comune inchiostro troviamo una miscela di microalghe e ad ogni colore corrisponde un ceppo diverso.

Attualmente sta lavorando su tre ceppi, la chlorella, la spirulina e l’haematococcus, facilmente rinvenibili nei negozi biologici.

Il sistema si compone di due elementi: l’algaerium e il bioprinter. Il primo agisce come una sorta di terrarium, una sorta di serbatoio dove i ceppi possono crescere e dar vita al bioprinter, l’inchiostro biologico da cui stampare diversi integratori alimentari, in base alle combinazioni che preferiamo.

Ad esempio, se desideriamo un integratore dietetico allora dovremmo usare la Chlorella, particolarmente ricca di clorofilla e responsabile anche della caratteristica pigmentazione verde.

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Algaerium-Bioprinter

Ecco l’algaerium, una stampante 3D che va con inchiostro ad alghe

Con la micro-tecnologia bioprinter le cellule vengono scomposte e in quelle condizioni le proprietà nutritive vengono assorbite in tempi rapidissimi. Trasposta a livello macro, questa tecnologia potrebbe essere impiegata come una nuova forma di agricoltura urbana, simile agli orti sul balcone.

Sawa sta anche lavorando all’impiego di alghe come fonte energetica e a dispositivi per il filtraggio dell’acqua.

Voi cosa ne pensate? Sembra fantascienza o potremmo davvero un giorno “stampare” le nostre verdure?

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