Uno short movie racconta l’emergenza smog in Cina

di Marco Grilli del 25 febbraio 2015

L’aria pulita non arriva a quelli che aspettano”: con questa significativa citazione si chiude il provocatorio cortometraggio “Smog Journeys”, realizzato dal noto regista Jia Zhangke, per sensibilizzare sul dramma dell’inquinamento in Cina.

Fumi si sprigionano dalle ciminiere, il grigio opprimente dello smog cancella colori, luci e visuali, la congestione del traffico cittadino paralizza la vita, mentre la gente è costretta a imbavagliarsi con le mascherine, perdendo perfino il diritto di respirare liberamente. In soli sette minuti di vivide sequenze prive di dialoghi, il pluripremiato regista racconta la storia di due famiglie – una di minatori della provincia di Hebei e l’altra di designer di moda della capitale Pechino –  accomunate dallo stesso destino: la difficoltà di vivere nell’odierna Cina, afflitta da problemi ambientali derivati da uno sviluppo sregolato e troppo rapido.

SPECIALE: Adesso è l’inquinamento la prima causa di tensione sociale in Cina

Lo splendore della natura incontaminata e la salubrità dell’aria pulita si ritrovano solo in uno schermo cinematografico, nel canto degli alunni o nel disegno di un bambino, che tra le spesse polveri di un cofano ritrae il sogno di un sole ridente. La realtà del Paese del Dragone è ben distante da quella speranza, perché la gente tossisce, i bimbi piangono e le lastre dei minatori evidenziano masse che lasciano presagire la morte. Agire ora, per rendere più umano quello sviluppo duramente perseguito, che pare non aver fatto i conti col supremo valore della vivibilità. È questo l’insegnamento che si ricava dal prezioso corto di Jia Zhangke, perché l’emergenza smog in Cina non è un problema di breve periodo «ma un problema che tutti i cittadini del Paese hanno bisogno di affrontare, comprendere e risolvere nei prossimi anni», ha dichiarato il regista.

Le statistiche del Ministero cinese per la Protezione ambientale  sono eloquenti. Le città situate nei pressi dei delta dei fiumi Yangtze e Pearl e nell’area che comprende Pechino, Tientsin e Hebei, registrano ben 100 giorni di foschia l’anno, con una concentrazione atmosferica di particolato ultrafine (PM 2,5) che supera dalle due alle quattro volte i livelli di sicurezza indicati dall’ Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nel 2010, solo a Pechino, ben 2.349 morti sono state attribuite a questi veleni sprigionati nell’aria.

Particolarmente critica è anche  la situazione della provincia di Heibei, dove si ritrovano sette delle dieci città cinesi col più alto tasso di inquinamento atmosferico. In questa stessa area nei pressi della capitale, il consumo del carbone è giunto a livelli record (ben 313 milioni di tonnellate nel 2012), tanto da esser considerato la principale causa di quella cappa di smog che mina la salute e la qualità di vita della popolazione.

Immagini che valgono più di mille parole in questo corto di Jia Zhangke

Immagini che valgono più di mille parole in questo corto di Jia Zhangke

Fortunatamente la popolazione cinese pare esser sempre più sensibile alle problematiche ambientali. Le coscienze iniziano a smuoversi, le voci di protesta si sono moltiplicate e l’inquinamento è divenuto la prima causa delle tensioni sociali nel Paese. Anche nel corto di Jia Zhangke, regista già noto per il suo impegno in difesa dell’ambiente (ricordiamo il film Still Life e il documentario Useless), si coglie una vena di speranza tra i protagonisti, perché, citando le sue parole, «il potere della vita rimane tra la gente anche negli ambienti più orribili». Le piroette di un’atleta tra le polveri di Pechino, il padre e figlio che si tolgono le mascherine per giocare insieme e il sorriso contagioso di un bambino che scruta al di là del finestrino di un autobus, lasciano presagire possibili piacevoli sorprese nel futuro di quel Paese, che è ormai una delle principali potenze economiche mondiali.

Alla fine del 2013, le autorità cinesi hanno redatto un ambizioso piano nazionale per il miglioramento della qualità atmosferica. In attesa e nella speranza che dia i suoi frutti, Greenpeace East Asia, promotore del film, chiede nel breve termine il maggior rispetto dei piani di azione nazionali e locali, che prevedono la chiusura delle industrie più inquinanti, la riduzione del consumo di carbone, lo sviluppo delle energie rinnovabili, nonché la maggior tutela delle popolazioni più soggette all’inquinamento.

«Respirare aria pulita è una necessità fondamentale per una vita sana. È triste che i bambini crescano circondati più da smog che da aria pulita, come raffigurato dal film di Jia», ha dichiarato Yan Li, responsabile della campagna clima ed energia di Greenpeace East Asia.

Solo quando “Smog Journeys” sarà classificato come un film di storia e non più di attualità, la battaglia in difesa dell’ambiente potrà dirsi vinta.

Ma non rubiamo spazio alle immagini: queste sono veramente d’impatto…

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