Vendere all’estero più proficuo per le rinnovabili italiane

di Erika Facciolla del 12 giugno 2014

Anche per le rinnovabili italiane i mercati esteri sembrano essere quelli più appetibili e calano gli investimenti nel nostro Paese: un trend preoccupante?

Il settore delle energie rinnovabili nel nostro Paese è da alcuni anni in forte espansione anche se per la maggior parte degli investitori italiani le vere occasioni di business si trovano all’estero. Cina, Sudamerica, Sudafrica, Arabia Saudita: è nei quattro angoli del Mondo che le aziende italiane del comparto stanno puntando con decisione, scoraggiate da un mercato nazionale in forte difficoltà e in sostanziale stallo, su cui pesano burocrazia e fisco.

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Stando ai dati diffusi dall’Irex nell’ultimo rapporto sulla situazione delle rinnovabili, in Italia si costruiscono pochi impianti per produrre energie pulite e nell’ultimo anno il settore gli investimenti sono calati del 25% rispetto all’anno precedente.

Dalle nostre centrali sono usciti meno 5.832 megawatt per un valore pari a 7,8 miliardi di euro (2,3 in meno rispetto al 2012) ma di questi capitali il 76% è stato investito all’estero per la creazione di nuovi impianti.

Nonostante le energie rinnovabili costituiscano, oggi, più di un terzo dell’energia complessiva utilizzata lungo tutto lo stivale e abbiano avuto il merito di calmierare i costi all’ingrosso di circa 1 miliardo di euro e di tagliare drasticamente le emissioni di CO2, l’Italia non sembra essere interessata a sfruttare ulteriormente questo enorme potenziale, nonostante la leadership internazionale per le consocenze tecnologiche per cui è apprezzata all’estero.

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I paesi che più attraggono gli operatori italiani sono il Brasile e il Cile dove fonti energetiche alternative come l’eolico costano meno di quelle tradizionali e dove il fotovoltaico è in piena espansione. Anche la Cina ha fatto registrare negli ultimi anni cifre da capogiro: basti pensare che solo nel 2013 sono stati installati 16.000 megawatt di eolico e 12.000 di fotovoltaico. Nei mercati africani invece l’aspetto che desta maggiore interesse è rappresentato da costi di produzione estremamente bassi.

Dunque, la fuga di capitali dal nostro Paese segnare pesantemente lo sviluppo di un settore economico che produrrebbe benefici in termini occupazionali e ambientali. Colpa della burocrazia e del fisco o c’è di più?

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