Vestiti usati: in Italia riciclo ancora molto basso e poco controllo sugli operatori

di Claudio Riccardi del 12 dicembre 2013

Come è successo e succede in molte situazioni, l’Italia rimane indietro. Ancora una volta. L’argomento questa volta è la destinazione dei vestiti usati, che solo per il 12% vengono riciclati, per la precisione solo 1,6 kg a persona sulle 99.900 tonnellate di rifiuti tessili raccolti in maniera differenziata nel 2012. I dati raccolti da Humana People to People Italia – onlus che dal 1998 raccoglie vestiti usati per realizzare progetti di sostegno nei Paesi del Terzo e Quarto mondo – ci dicono che siamo lontani un abisso dai 14 kg/pro capite che rappresentano la media europea.

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I margini su cui poter lavorare sono però ampi. Ne sono convinti quelli di Humana, che spingono per avere una normativa più adatta a gestire gli abiti usati e garantendo maggiore controllo della filiera. Questo da solo permetterebbe di arrivare a raccogliere fino a 3-5 kg/persona, pari a 240.000 tonnellate.

Pensate a quale risparmio per l’ambiente in emissioni di CO2, acqua ed energia, che non dovrebbero essere impiegnate per produrre altri indumenti, e pensate anche a quanti soldi risparmiati per le Pubbliche Amministrazioni sullo smaltimento dei rifiuti.

Al momento, le statistiche riferiscono che del totale raccolto, il 68% è stato reimmesso nel circolo dell’utilizzo, il 25% riciclato e il 7% destinato a smaltimento.

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Dietro questo ritardo, tuttavia, potrebbe nascondersi la pesante ombra delle ecomafie. Infatti la legge dovrebbe valorizzare l’impatto sociale e umanitario. Oggi invece l’attività di raccolta inganna di frequente i cittadini, inducendoli a pensare che i vestiti siano destinati a un’attività sociale: al contrario in questo settore si muovono molti operatori non in regola, spesso non controllati dalle istituzioni sprovviste dei necessari strumenti per fare le opportune verifiche.

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Sulla questione è intervenuta anche Legambiente, sostenendo come il materiale recuperato dalla raccolta porta a porta, da sottoporre secondo la legge a trattamento igienizzante e destinare a un centro per la rivendita o lo smaltimento, passerebbe invece per i circuiti della criminalità organizzata.

Quelli di Legambiente sono convinti che le aziende criminali, sovente con la complicità delle aziende produttrici dei rifiuti, prelevano gli abiti scartati, li selezionano se rivendibili, in spregio a ogni norma, e smaltiscono illegalmente il resto, tramite roghi o dispersione nell’ambiente.

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Sandro Martelli dicembre 13, 2013 alle 5:01 pm

Ma proprio l’Humana fate parlare di questo settore?? Sono lupi vestiti da agnelli, sono stati cacciati da mezzo mondo, perché più che onlus viene considerata ORGANIZZAZIONE A DELINQUERE.

Poi sono arrivati in Italia e hanno trovato terreno fertile per i banditi che sono!

Questi signori esportano tutto il materiale che raccolgono, in barba alla normativa sui rifiuti, in paesi dove il costo della manodopera è a 0, materiale interamente recuperabile in Italia da ITALIANI raccolto in ITALIA, gli fanno anche gli elogi VERGOGNA!!!!!!!!!

Infrangono la legge sui rifiuti, esportano materie prime italiane che fanno lavorare italiani e si spacciano per Onlus quando sono vere e proprie aziende, così si evadono anche le tasse. Continuate pure a fargli i complimenti.

Andate a vedere questo sito poi ne riparliamo.

http://tvindalert.com/

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