Vietati dall’UE i sacchetti di plastica: l’impegno dei Paesi membri e i problemi da risolvere

di Marco Grilli del 22 giugno 2014

Tra soli cinque anni, nel 2019, saranno finalmente vietati dall’UE i sacchetti di plastica. In quest’arco di tempo, gli Stati membri sono lasciati liberi di prendere i provvedimenti da loro giudicati come i più opportuni per raggiungere quest’importante obiettivo. Ma dal 2018 Bruxelles non interverrà più con lo strumento delle sanzioni, ma solamente con un insieme di consigli – basati anche sugli studi della Commissione  –  che indicheranno quali misure avranno le ricadute più sostenibili o quali andranno a incidere meno negativamente sul fronte occupazionale.

Tutti gli Stati UE sono quindi tenuti a eliminare gradualmente le buste di plastica per i vari acquisti quotidiani, adottando provvedimenti che disincentivino il loro utilizzo (compresa l’imposizione fiscale) e incentivando il ricorso alle borse di tela, riutilizzabili, o a quelle realizzate in materiali biodegradabili, non inquinanti.

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Una risoluzione resasi necessaria a causa di una situazione divenuta allarmante, basti considerare la valutazione d’impatto condotta dalla Commissione, che ha rilevato come gli oltre 8 miliardi di sacchetti di plastica finiti tra i rifiuti nei Paesi membri dell’Ue abbiano provocato gravi conseguenze ambientali.

Nello studio si legge infatti che «nell’Ue i sistemi di raccolta dei rifiuti municipalizzati o privati trasferiscono nelle discariche una quantità molto importante (49,7%, ossia 710mila tonnellate all’anno) delle borse di plastica raccolte: una situazione non chiaramente ottimale sotto il profilo dell’efficienza delle risorse. L’uso massiccio di  shoppers di plastica monouso, il trattamento inadeguato alla fine del ciclo di vita e la loro resistenza al degrado, fanno sì che esse danneggino il nostro ambiente, compresi gli ecosistemi marini».

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Sempre secondo la Commissione, inoltre, gli strumenti economici raccomandati per integrare un obiettivo di prevenzione relativo alle borse di plastica monouso, genererebbero importanti utili che potrebbero andare a beneficio delle autorità pubbliche o dei venditori al dettaglio.

I parlamentari europei hanno costruito un percorso a tappe per arrivare a chiudere definitivamente l’epoca delle buste di plastica. Prendendo come riferimento i dati del 2010, entro il 2017 si dovrà dimezzare l’utilizzo dei sacchetti più utilizzati e inquinanti, ossia quelli leggeri con spessore inferiore ai 50 micron. E nei due anni successivi (quindi entro il 2019), saranno completamente vietati dall’UE i sacchetti di plastica.

Quindi buste di carta riciclata, biodegradabili e compostabili sostituiranno gradualmente quelle di plastica, riducendo l’inquinamento e apportando notevoli benefici all’ambiente. Almeno una volta, una vecchia usanza non sarà così rimpianta.

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Il nostro Paese, come rilevato da Legambiente, si sta attivando proficuamente per ridurre l’uso dei sacchetti di plastica usa e getta, intensificare il ricorso alle buste compostabili per la raccolta differenziata domestica e, inoltre, diminuire l’inquinamento marino provocato sempre dalla “terribile” plastica.

Per consegnare definitivamente al passato l’usa e getta, resta però da risolvere il problema dell’ancora troppo marcata diffusione dei sacchetti illegali, mentre devono essere ulteriormente incentivate le filiere delle produzioni industriali innovative e rispettose dell’ambiente. Solo allora potremmo salutare una volta per tutte quelle borse di plastica che hanno provocato così tanti danni al nostro ecosistema.

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