Vini bio, anche in Francia triplicano entro il 2014

di Marco Grilli del 10 marzo 2014

Notizie confortanti per il futuro del vino biologico francese. In occasione del salone “Millésime Bio”, il principale evento internazionale per il settore della viticoltura biologica tenutosi lo scorso gennaio a Montpellier, sono stati diffusi importanti dati sulla produzione e l’estensione territoriale di questa forma di agricoltura sostenibile.

Nel 2014, i vigneti bio francesi dovrebbero coprire l’8 % della superficie totale dedicata a questa coltura, con ben 60.000 ettari destinati a produzioni certificate biologiche, rispetto ai 20.000 del 2010. Se pare roseo il futuro per questo mercato, le statistiche ufficiali confermano il trend positivo: le superficie vitivinicole bio sono quasi triplicate in soli 4 anni!

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Fa la parte del padrone la regione Linguadoca-Rossiglione (20.795 Ha, + 4 % in un anno), seguita dalla Provenza-Alpi-Costa Azzurra e dall’Aquitania, con crescite rispettivamente dell’ 8 e del 3 %.

Ancora, nel confronto tra l’anno 2011 e il 2012 il numero di coltivazioni viticole è passato da 4.692 a 4.927, mentre gli ettari destinati a produzione biologica sono saliti da 61.055 a 64.801 (+ 6%). Cifre confortanti, che mantengono il Paese transalpino al secondo posto nel mondo per il mercato del vino biologico, dietro solo alla Spagna.

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In merito alla distribuzione di questo prodotto, vari sono i canali, che vanno dalla vendita diretta (37 %) alle catene specializzate bio (27 %), dalla grande distribuzione alimentare (19 %) al piccolo dettaglio di artigiani e commercianti (17 %).

Il pubblico pare apprezzare, a dimostrazione di tendenze e gusti che cambiano rapidamente. Secondo uno studio sui consumatori dell’IPSOS, infatti, nel 2013 1 francese su 3 ha confermato di consumare vino bio regolarmente o saltuariamente. Intanto, il fatturato 2012 ha raggiunto i 413 milioni di euro, registrando una crescita del 15 % in un anno. Buoni anche i risultati delle esportazioni (Germania, Usa, Giappone ecc.), che costituiscono il 19 % del fatturato dell’export alimentare.

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Si spiega anche così il successo della kermesse biologica 2014, una tre-giorni dove oltre 4.000 professionisti hanno incontrato 750 espositori provenienti da tutto il mondo.

Guai però a pensare che questo mercato non presenti scogli e difficoltà. Per diventare buoni produttori di vino biologico occorre un’accurata formazione professionale, le procedure per ottenere la certificazione bio sono spesso lunghe e difficili, senza poi dimenticare l’incidenza sulle produzioni delle avversità climatiche e ambientali, come i periodi di siccità o la diffusione di malattie quali la peronospora o l’oidio. Il bio, inoltre, necessita generalmente di più manodopera, mentre il viticoltore deve autofinanziarsi ed aver la pazienza di aspettare almeno due anni per le prime entrate.

Dal 1991, su iniziativa dei viticoltori dediti a questa forma di agricoltura sostenibile, in Linguadoca Rossiglione è attiva un’associazione interprofessionale dei vini biologici della zona, oggi nominata Subvindio, riconosciuta dai professionisti e dalle autorità pubbliche come organizzazione attiva e dinamica, che più di ogni altra ha contribuito a diffondere e far conoscere la qualità di questi vini.

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Oggi, secondo il suo presidente Patrick Guiraud, l’obiettivo per il mercato del vino biologico è quello di migliorare sempre più la comunicazione col grande pubblico, per allargare la fascia dei consumatori e far capire i vantaggi in termini ambientali e sociali di questa produzione così speciale. Sullo sfondo, però, resta lo spetto di questa congiuntura economica negativa, che continua a minare certezze e stemperare ottimismi.

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