Vino senza solfiti: è possibile ottenere un buon vino non utilizzandoli?

di Veronica Minervino del 8 settembre 2016

Vino senza solfiti: arriva, un giorno, quel momento terribile in cui sembra che la chimica studiata alle superiori sia ritornata a tormentare le nostre serate: quando leggiamo per caso la scritta “contiene solfiti” sulla solita bottiglia di vino…

Le domande che nascono da questa etichetta possono essere le più varie, ma nessun allarmismo! I solfiti sono derivati dello zolfo e sono presenti in diversi alimenti come aglio e cipolla. E anche il corpo umano è in grado di produrli.

Nel caso del vino, durante la fermentazione delle uve questi rappresentano un sottoprodotto naturale, in quanto vengono prodotti dai lieviti.

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Dobbiamo quindi accettare il fatto che vini senza solfiti non esistano; quando leggete la dicitura “senza solfiti”, in realtà fa riferimento all’assenza di solfiti aggiunti. Si, perché i solfiti possono essere aggiunti dal produttore nel mosto in quanto hanno degli effetti conservativi, sia per quanto riguarda l’aspetto visivo, mantengono infatti il colore brillante del liquido, che tattile, evitano alterazioni gustative indesiderate.

Vino senza solfiti

Vino senza solfiti: può essere analogamente buono

Occorre precisare che, nonostante l’uso dei solfiti a volte si renda necessario per la conservazione dei prodotti alimentari, non è da sottovalutare la crescente intolleranza del nostro organismo verso questa sostanza, comunque allergenica. Tanto che in alcuni soggetti particolarmente predisposti si possono sviluppare degli effetti collaterali.

Dunque, alla domanda: “E’ possibile bere una buona bottiglia di vino senza solfiti?”. La risposta è sì!

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In questi anni l’enologia si è spostata verso la ricerca di una viticoltura sempre meno invasiva ed improntata all’esaltazione dell’identità territoriale, attraverso un impiego sempre maggiore di vitigni autoctoni. Porta- bandiera di questa “filosofia green” sono le aziende biologiche e biodinamiche, che hanno fatto del vino senza solfiti la propria nicchia di mercato.

Di recente emanazione è anche un rigido disciplinare, ma c’è chi fa da sempre un’agricoltura biologica senza additivi, dalla vigna fino all’imbottigliamento.

Nonostante scetticismi, questo tipo di vino riesce a conservarsi splendidamente nel tempo, sebbene vi sia un passaggio in botte. Un caso esemplare è quello del Barolo biologico.

Ma… lascio a voi giudicare!

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Roberto aprile 20, 2014 alle 11:09 am

Cara Cinzia, i nostri nonni o bisnonni morivano a 50 anni e il loro vino faceva schifo.

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