Vivere bene con 3 kw di energia

di Erika Facciolla del 10 giugno 2013

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita se rinunciaste alla maggior parte dei consumi energetici legati ad abitudini che oggi considerate ‘imprescindibili’ ma di cui, in realtà, si può fare benissimo a meno? Se per la maggior parte di noi l’idea di abolire televisori, computer o semplicemente ‘modificare’ i nostri consumi con delle ‘accortezze’ appare irrealizzabile, sappiate che c’è chi riesce a vivere benissimo con 3 Kw al mese. Persone alla pari di tante altre per cultura, estrazione sociale, impegni lavorativi, che però hanno scelto di sposare una filosofia di vita diversa e di mettere in discussione il concetto di ‘bisogno’ e di ‘limite’.

Il perché di tanta fatica e impegno è un fatto di prospettiva: il ‘bisogno’ diventa ‘dipendenza’, il ‘necessario’ ‘accessorio’, il ‘sacrifico’ si trasforma in ‘responsabilità’. Ed è proprio così che la vera cultura ecologica prende vita.

Partendo dal presupposto che per liberarci dal monopolio energetico ed evitare il collasso delle materie prime che già si prospetta all’orizzonte tutti noi dovremmo diventare ‘piccoli produttori’ di energia pulita, limitare i bisogni e circoscriverli in confini più serrati diventa un passo imprescindibile per recuperare terreno nei confronti di una certa ‘voracità’ energetica che caratterizza la vita moderna ma che nulla ha a che fare con il ‘buon vivere’.

Ed ecco che ritorniamo al punto di partenza: far nostro il concetto di risparmio energetico e tradurlo in un modus vivendi sostenibile e virtuoso.

Giannozzo Pucci, editore della Lef (libreria editrice fiorentina) ed ecologista è uno di quelle persone che è riuscito a compiere questo piccolo miracolo. Il suo esempio ci dimostra che sì, vivere con 3 kw al mese è possibile. Ma come? La risposta è semplice: ‘se ho a disposizione una quantità limitata di energia elettrica col tempo imparerò a risparmiare e aguzzerò l’ingegno perché basti a sopperire a tutte le mie necessità’.

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Pucci, infatti, vive da più di 30 anni con un contratto Enel da 3 kw trifase che non consente di utilizzare strumentazioni elettroniche che assorbano più di 1 kw ciascuno. Così, durante l’inverno l’acqua calda della lavatrice viene riscaldata dalla caldaia a legna e dai pannelli solari che d’estate sono più che sufficienti a sopperire ai bisogni primari. Nessuna nostalgia per televisore o pc che oltre a consumare energia rosicchiano anche molto del tempo che dovremmo tentare di vivere utilizzando altri ‘strumenti’ sociali e culturali.

D’altronde, liberarsi degli sprechi significa liberarsi di oggetti e consuetudini che oggi reputiamo necessari. Ma ci sono decine e decine di modi per ridurre al minimo il nostro fabbisogno energetico quotidiano. Basta partire dai piccoli gesti e pensare che tutto ciò che facciamo, usiamo, consumiamo ha delle ricadute sull’ambiente, e indirettamente, sul nostro futuro.

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Alcuni di questi sembrano molto banali: spegnere le luci quando non servono, non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici, mettere il coperchio sulle pentole, utilizzare lampadine a basso consumo, non usare energia elettrica per fare calore, sbrinare spesso il frigorifero e pulire le serpentine; ma chi crede che queste accortezze non facciano la differenza sbaglia: basti pensare che la perdita economica in termini di energia inutilizzata si attesta mediamente tra i 75 e 150 euro all’anno per ogni famiglia.

No, non si tratta di ecologismo estremo. Il punto è rieducarsi al vivere con criterio e responsabilità lasciandosi alle spalle le prassi di una cultura materialista e fuorviante che distorce la percezione della vita e dei reali bisogni da essa derivanti. Quanti di voi sono disposti a provarci?

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Anna Piccolo luglio 22, 2013 alle 9:18 am

Piccolo appunto: kW è l’unità di misura della potenza, non dell’energia, e frasi tipo “si riesce a vivere benissimo con kW al mese” non hanno granché senso.

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Anna Piccolo luglio 22, 2013 alle 9:23 am

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