Voto USA: referendum per l’ambiente non passano

di Erika Facciolla del 16 novembre 2012

Se Barack Obama festeggia ancora la tanto agognata rielezione alla carica di Presidente degli Stati Uniti, sul fronte ambientale i vari referenda ‘verdi’ proposti in contemporanea alle elezioni presidenziali non hanno registrato nessun successo. In numerosi Stati confederati, infatti, le consultazioni referendarie riguardanti alcuni importanti temi hanno incassato un pesante ‘ko’. Ma vediamo nel dettaglio cosa è accaduto.

In California, ad esempio, la famosa ‘Proposition 37’ riguardante l’obbligo di etichettatura per gli alimenti contenenti OGM, non è passata (con 57% di voti contrari) nonostante il forte ottimismo che aveva accompagnato i giorni precedenti alla votazione.

Rimanendo in California, la città di San Francisco era chiamata ad esprimersi anche sulla ‘Proposition F fortemente voluta da numerose associazioni ambientaliste; la proposta di legge era quella di prosciugare la riserva idrica di Hetch Hetchy Reservoir, che fornisce l’acqua a più di 2 milioni cittadini americani con l’obiettivo di ripristinare il bacino idrico nello Yosemite National Park.

Stessa sorte per la proposta referendaria che entro il 2025 avrebbe dovuto obbligare le compagnie elettriche ad utilizzare energia pulita per almeno il 25% del loro fabbisogno totale. Il 64% dei cittadini del Michigan, infatti, ha espresso il suo secco ‘no’ (aiutato dalle campagne delle grandi compagnie statali).

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Non ha deluso le aspettative il progressista Colorado, che ha fatto registrare un risultato positivo sul fronte del ‘fracking’ , la cosiddetta frantumazione idraulica, una pratica che consente di sfruttare l’energia dell’acqua per franturare grandi strati rocciosi ed estrarre il gas di scisto.

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I cittadini della piccola cittadina di Longmont – strategicamente al centro della cosiddetta area del gas di scisto, la ‘shale gas area’ – hanno approvato il divieto di fratturazione e smaltimento dei rifiuti prodotti dal fracking nel territorio cittadino (57 kmq). Il rovescio di questa medaglia è che a vincere è stato il fronte del ‘not in my backyard’ (il cosiddetto punto di vista del ‘mi va bene ma non nel mio cortile’) visto che sui restanti 260 kmq di territorio si potrà continuare a trivellare selvaggiamente.

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Contraddittoria e incoerente come non mai, l’America mostra ancora molte, troppe titubanze sui temi della sostenibilità e della salvaguardia ambientale. Un limite spesso accentuato dal modo confusionario e poco ‘aggregato’ con cui agiscono le associazioni ambientaliste, che sicuramente devono fare ancora molto strada per riuscire ad arrivare al cuore degli americani con la stessa facilità con cui le grandi compagnie petrolifere e le multinazionali arrivano alle loro tasche…

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