8500 relitti di navi nei mari, a rischio l’ecosistema mondiale

di Marco del 8 Novembre 2010

I nostri mari sempre più a rischio. L’ultimo campanello d’allarme arriva dal New Scientist che ha condotto un’indagine  sui relitti di navi abbandonati sui fondali dei 7 mari. Secondo un accurato censimento si stima che i relitti siano circa 8.500, per lo più risalenti alla seconda guerra mondiale oltre che a svariate petroliere affondate nel corso degli anni. Per restare nei nostri paraggi, nel Mediterraneo abbiamo 360 imbarcazioni pronte a far fuoriuscire il loro carico di morte

8500 relitti di navi nei mari, a rischio l’ecosistema mondiale

Un vero rischio per l’ambiente, non solo marino. Basti solo pensare che nelle stive di questi navi sono presenti circa 20 milioni di tonnellate di carburante, venti volte la marea nera chenha invaso il Golfo del Messico. L’azione corrosiva del mare in questi anni ha messo a dura prova la resistenza dei serbatoi, che non sono i soli ad essere a rischio. Non vanno infatti dimenticate le innumerevoli armi chimiche, come l’iprite che pur essendo vietata è presente in un po’ tutti i relitti, o le bombe inesplose.

In Italia al largo di Ischia, Manfredonia e Pesaro vi sono relitti contenenti armi chimiche che rappresentano una seria minacca per tutto l’ecosistema. Nel corso degli anni si è preferito tenere in mare queste potenziali bombe ecologiche in quanto, i costi per una bonifica o per un recupero sono elevatissimi.

Una soluzione potrebbe arrivare dalla cosiddetta “protezione catodica” che prevede l’introduzione di anodi sacrificali nei serbatoi danneggiati che ne frenano la corrosione. Al tempo stesso la “protezione catodica” innalza il livello del Ph locale permettendo la formazione dei depositi marini che possono proteggere lo scafo.

Urguno interventi seri e concreti,  in caso contrario tutti i nostri mari ed i loro unici ecosistemi rischiano di sparire per sempre.

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