A Giugno scade la sospensione degli insetticidi chimici, api di nuovo in pericolo

di Luca Scialò del 18 Maggio 2012

Ci siamo gia’ occupati della moria di api causata dagli insetticidi in occasione della “serrata dell’impollinazione“, indetta dagli apicoltori lo scorso ottobre (dal 15 al 22) contro l’allora imminente scadenza (31 ottobre) del ritiro definitivo dell’autorizzazione dei concianti sistemici del mais.

A Giugno scade la sospensione degli insetticidi chimici, api di nuovo in pericolo

Speciale moria delle api. Approfondisci anche su:

Ritorniamo a parlare di tale argomento poiché il pericolo per le api si ripresenta, visto che la sospensione dell’uso dei neonicotinoidi per la concia di sementi tornera’ a scadere il prossimo 30 giugno e dunque occorre chiedere una nuova proroga.

Perché tanto allarme? Gli insetticidi neonicotinoidi sono una delle principali cause della disastrosa moria delle api, e questo è confermato anche dai dati della ricerca che il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha affidato al Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), coordinata da Marco Lodesani. Questa correlazione è stata confermata dal fatto che, da quando il ministero della Salute ne ha sospeso l’uso, soprattutto del mais nel Nord Italia, la moria è considerevolmente diminuita. Perciò è importante che tale sospensione, in scadenza al 30 di giugno 2012, sia prorogata. Anzi, bisogna fare di più, ossia vietare definitivamente l’uso dei neonicotinoidi; e non solo nella concia del mais, ma anche in tutte le altre colture dove sono impiegati in spray o nella fertirrigazione.

E’ a partire dal 2007 che si percepisce il pericolo per le api. Negli Stati Uniti, in quell’anno, si verifica una straordinaria moria di api. In cima alla lista dei responsabili i neonicotinoidi. Nel 2011 la Commissione Europea passa il dossier all’Efsa, l’Autorità per la sicurezza alimentare, perché valuti il fondamento scientifico del divieto, imposto nel 2008, di utilizzare semi di mais trattati con questo insetticida. Nel frattempo, contro i neonicotinoidi è già scesa in campo la prestigiosa rivista Science cui ha fatto eco la Harvard School of Public Health.

In Italia, a parte la suddetta sospensione temporale del neonicotinoidi, il CRA, il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, ha messo in piedi APENET, uno studio finanziato dal ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, per monitorare, attraverso 28 centraline biologiche, l’andamento e la distribuzione geografica di vecchie e nuove malattie delle api e il loro legame con la presenza di residui di pesticidi. I risultati dello studio, condotto su un totale di 1350 alveari distribuiti sul territorio, confermano, come spiega il direttore del CRA-API di Bologna Marco Lodesani, “il ruolo che alcune molecole neurotossiche utilizzate in agricoltura hanno nei fenomeni di mortalità e di spopolamento verificatosi negli scorsi anni” e elencano “gli effetti sinergici tra le diverse sollecitazioni a cui l’alveare è sottoposto”.

Certo, la moria delle api è anche causata dai drastici cambiamenti climatici e dall’inquinamento. Ma il fattore principale restano i neonicotinoidi. I quali non mettono in pericolo solo la vita degli insetti ma anche degli esseri umani.

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Marisa Valente Apicultore Asti maggio 21, 2012 @ 12:12 am

Nel 2011 con mio marito, sostenuti dal gruppo di aderenti al coordinamento “bastaveleni”, abbiamo fatto lo sciopero della fame davanti alla Sede della Regione Piemonte a Torino per chiedere di vietare i neonicotinodi in tutti gli impieghi agricoli oltre che per la concia delle sementi del mais, su cui sono momentaneamente sospesi. Sono già usati anche su frutta, verdura, fiori, negli allevamenti di polli contro le mosche, nei collari antipulci, ecc. La Regione Piemonte obbliga a spruzzare questi insetticidi sistemici neurotossici sulla flavescenza dorata della vite nel tentativo di eliminare lo scafoideo vettore della malattia. I viticoltori ci dicono che i trattamenti sono spesso inutili, infatti continuano gli espianti. Le nostre api muoiono da anni: la nostra azienda è nel bel mezzo della coltivazione della vite e il tipo di produzione su cui è impostata la nostra attività non ci permette di praticare il nomadismo. Nel 2010 abbiamo dimostrato con le analisi che i neonicotinodi erano nelle nostre arnie, nelle larve e nelle api che morivano a go-go. Le adesioni al nostro appello sul sito http://www.rfb.it/bastaveleni sono ben più di tremila. Oltre a cittadini e apicultori hanno aderito ricercatori, scienziati, medici, biologi, chimici e via di seguito. E ci sono anche adesioni dall’estero. Intanto Avaaz ha raccolto oltre un milione e duecentocinquantamila firme per chiedere a USA e Unione Europea di vietare l’uso dei neonicotinoidi. Ci sono numerose ricerche da cui si evince in sintesi che questi insetticidi abbassano le difese immunitarie delle api che non riescono più a difendersi da patologie, virosi e parassiti. L’intossicazione è causa di perdita dell’orientamento, riduce la popolazione delle arnie fino al punto di non ritorno e tende a ridurre anche la produzione delle regine fino all’85% con ricadute su capacità riproduttive e produttive delle colonie. L’uso dei neonicotinoidi danneggia il settore economico dell’apicoltura che in Italia gestisce alveari per un valore di circa 1500 milioni/anno e riduce pure l’attività di impollinazione che riguarda il 75-80% delle piante di interesse alimentare. Per non parlare dei danni alla salute con cui dovremo fare i conti. Inquinano acque di falda e di superficie. Ci dicono che le quantità irrorate sono in dosi sub letali, ma si sa bene che i piccoli numeri sommati danno i grossi totali e come fa un cittadino a sapere quale quantità di insetticida ha mangiato insieme al cibo ad ogni pasto? Sì, perché in Germania hanno già fatto delle analisi e individuato i residui nelle verdure. Infine c’è pure uno studio che solleva il forte dubbio che si tratti di interferenti endocrini. Tutto quanto su esposto impone ai nostri Amministratori e Politici di intervenire subito appellandosi almeno al Principio di Precauzione come previsto dall’UE prima che il disastro, evidentemente già in atto, diventi irreversibile.
Per quale misterioso motivo nessuno si muove?
Marisa Valente Apicultore Asti

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