Rinnovabili: le biomasse e la bioenergia, che cosa sono

di Salvo del 19 giugno 2010

Attualmente circa il 15% dell’energia mondiale viene prodotta a partire dalla biomassa, il 9% dalle foreste: percentuali che potrebbero aumentare considerevolmente nei prossimi anni e che, insieme a  quelle di colture energetiche (come canna da zucchero o sorgo), residui agricoli e forestali, etanolo, biodiesel, bioelettricità e biogas, tutte fonti che vanno a comporre un’ampio e variegato spettro di risorse alternative identificato con il nome generico di “bioenergia”.

Rinnovabili: le biomasse e la bioenergia, che cosa sono

Sono molte le istituzioni, tra cui la FAO, che hanno indicato nella bioenergia una tipologia di energia rinnovabile privilegiata per il futuro. Ma di cosa si tratta e quali sono i reali vantaggi e le controindicazioni? Vediamoli.

Vantaggi

I vantaggi sono molteplici: non richiede l’utilizzo di tecnologie dispendiose, può essere prodotta con facilità anche nei paesi più poveri, è scarsamente inquinante e può favorire lo sviluppo sostenibile.

Inoltre, le biomasse comportano uno sfruttamento più efficiente delle risorse naturali, visto che i materiali di scarto utilizzati per la sua produzione verrebbero altrimenti gettati o eliminati, e genera una serie di sottoprodotti utili e remunerativi, tra cui fertilizzanti a basso prezzo.

Queste fonti energetiche costituiscono una risorsa fondamentale per le stesse zone rurali: la sua produzione, infatti, aumenterebbe enormemente la disponibilità di energia elettrica  per miliardi di contadini e aziende agricole, favorendo quindi la crescita della produttività.

Svantaggi e rischi

La produzione di bioenergia può tuttavia richiedere profonde modifiche nella pianificazione dell’attività agricola: la coltivazione di prodotti alimentari deve essere infatti nettamente distinta, anche per motivi di sicurezza igienico-sanitaria, da quella di fonti energetiche.

La preoccupazione di alcuni esperti, espressa in un recente rapporto dell’ONU, è che la massificazione delle coltivazioni bioenergetiche possa avere un impatto negativo, da una parte perché sottrarrebbe terra e acqua alla produzione alimentare o addirittura alle foreste, dall’altra perché l’aumentata richiesta di materie prime per la produzione energetica potrebbe far crescere i prezzi delle derrate alimentari.

Ritrovare l’equilibrio

Per equilibrare questi due aspetti è quindi necessario che la pianificazione delle attività  agricole sia attentamente studiata e bilanciata: l’obiettivo è evitare che la produzione di materie prime per la Bioenergia sottragga spazio e risorse alle coltivazioni alimentari e che, attraverso l’utilizzo indiscriminato di pascoli, foreste o terre vergini, finisca per generare più inquinamento ambientale di quello che il suo utilizzo dovrebbe evitare.

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