Anche coltivare un ulivo può contribuire ad aiutare dei ragazzi in carcere

di Monica De Chirico del 23 Aprile 2012

Un’iniziativa encomiabile quella dell’istituto minorile Casal del Marmo di Roma dove i ragazzi in carcere sono stati impegnati nella messa a dimora di 50 alberi di ulivo biologici. Un progetto di formazione finalizzato al reinserimento sociale e lavorativo nato dalla collaborazione tra l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) e Lush, azienda che produce saponi di origine naturale, attiva da qualche anno nel campo della difesa ambientale e promotrice di attività di solidarietà in tutto il mondo.

Anche coltivare un ulivo può contribuire ad aiutare dei ragazzi in carcere

Coltivare un ulivo può contribuire ad aiutare i minori che si trovano in carcere, in quanto può riaccendere in loro la speranza, renderli più responsabili, permettere loro di apprendere un mestiere e impegnarli in un’attività manuale che anche a livello psicologico potrebbe aiutarli a superare disordini emotivi e sofferenza. Inoltre coinvolgere i minori nella cura dell’ orto e delle piante, può fornire loro una condizione di vita migliore all’interno del carcere.

FOCUS: Agricoltura sociale: cos’è?

In effetti diverse comunità riabilitative si sono ispirate a numerosi studi condotti a livello internazionale, che avrebbero dimostrato l’importanza per i pazienti di curare un giardino o coltivare un orto, per raggiungere un benessere psicofisico. Nello specifico inoltre, quest’iniziativa contribuirebbe a coinvolgere i carcerati in un percorso di formazione e di riabilitazione volto a renderli utili per la società, per l’ambiente e per loro stessi in un’attività sana come quella di coltivare delle piante.

In effetti sono i minori quelli che maggiormente dovrebbero seguire programmi di reinserimento, sia perchè si tratta di persone ancora in fase di formazione, sia perchè potrebbero maggiormente a rischio di comportamenti recidivanti, una volta usciti, che li portano a ripetere gli stessi errori e legarsi ad un percorso criminale per tutta la vita. Proprio per questo hanno bisogno di un processo rieducativo maggiore.

Si tratta di un esempio interessante di agricultura sociale, un’iniziativa promossa in ambito agricolo che intende favorire il reinserimento terapeutico di soggetti svantaggiati e al contempo produrre beni utili per la società nel rispetto dell’ambiente.

La nostra speranza è che attività di questo tipo, utili non solo per i soggetti in difficoltà, ma anche per l’ambiente, siano accolte anche da altri istituti penitenziari, strutture ospedaliere e comunità terapeutiche. Perché ci si può curare anche curando la natura!

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